FREE FALL JAZZ

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Scriviamo spesso e volentieri di quanto il panorama americano brulichi di nuovi proposte che riescono a portare avanti il jazz senza prescindere dalle sue caratteristiche. Bene, il quartetto degli Industrial Revelation, da Seattle, si aggiunge al numero dei brillanti giovani di belle speranze. Giovani che, fra mille difficoltà e apprezzabile ottimismo, fanno di tutto per divulgare la propria musica in giro, gestendosi rigorosamente in proprio. Abbiamo recensito il bellissimo ‘Revelation And The Kingdom Of Nri’ qualche mese, adesso ascoltiamo le parole di D’Vonne Lewis, batterista e leader del gruppo, in vista del concerto di Milano del 26/02.  (Continua a leggere)

Fra i più interessanti pianisti contemporanei, Luis Perdomo si è distinto innanzitutto per il suo lavoro al fianco di Miguel Zenon (e altri). Meno per una carriera solista di tutto rilievo, caratterizzata da una visione musicale in cui l’aspetto latino assume più i connotati di passione ed intensità espressiva, prima ancora che di intrecci ritmici e melodie particolari. Aspetti che non mancano, sia chiaro, ma in maniera quasi subliminale. ‘Spirits And Warriors’, quarta uscita per Criss Cross, vede il venezuelano alla guida di un quintetto eccezionale in cui svettano la potenza ritmica e l’inventiva del veterano batterista Billy Hart e una frontline senza confini: la liquida tromba di Alex Sipiagin e il poderoso sax di Mark Shim sono un vero e proprio torrente di soluzioni inventive e originali, senza mai perdere d’occhio l’orecchiabilità di fondo e un ideale rispetto fra le proporzioni (altre caratteristiche tipiche della produzione di Perdomo). (Continua a leggere)

Ci sono stati dei momenti nella storia del jazz nei quali certi musicisti hanno perfezionato una tale alchimia da raggiungere risultati musicali persino superiori al contributo, pur eccezionale, dei singoli. Agli appassionati di lunga data sono noti i casi degli Hot Five di Louis Armstrong, o  degli small combos di Benny Goodman, tanto per citare, mentre ai cultori più recenti verranno alla mente probabilmente i quintetti di Miles Davis o il quartetto anni ’60 di John Coltrane. In tutti questi casi si sono prodotti dei capolavori senza tempo che hanno contribuito a rendere così grande questa musica. Molto meno citato è però il caso della musica prodotta dal quintetto di Joe Henderson con Woody Shaw alla tromba, due improvvisatori eccezionali per preparazione, talento e visione, che nel 1970 produssero queste registrazioni capolavoro e che nulla avevano da invidiare a ciò che hanno prodotto i suddetti gruppi, sotto ogni punto di vista. (Continua a leggere)

Se la battaglia per riportare di nuovo il jazz (senza sconti né ruffianerie) in mezzo al pubblico casuale sembra persa in partenza, purtroppo, gli Industrial Revelation sono uno di quei nomi che meglio potrebbe riuscire ad oltrepassare i confini del ghetto jazzistico e farsi apprezzare. Il quartetto di Seattle, guidato dal batterista e compositore D’vonne Lewis, sintentizza un sound moderno, originale, sofisticato ed accessibile, anche nel caso di un imponente doppio album come ‘Liberation & The Kingdom On Nri’. Groove e melodia sono i due punti essenziali degli Industrial Revelation, che costruiscono i loro brani sull’energia ritmica, armonie quasi pop e splendide melodie, con grande risalto per la tromba di Ahamefule J. Oluo: il suono robusto, l’attacco esplosivo, lo stile quasi cantato e squillante si ricollegano alle grandi trombe del sud, da Louis Armstrong a Clark Terry fino a Nat Adderley e Wynton Marsalis. (Continua a leggere)

Sono passati diversi anni dall’ultima prova di Herlin Riley, portentoso ex batterista di Ahmad Jamal e Wynton Marsalis dallo stile profondamente “New Orleans”, come leader. In tutto questo tempo il buon Herlin si è dedicato innanzitutto all’insegnamento e ai concerti, senza troppo curarsi di nuove produzioni discografiche a proprio nome. Questo letargo finalmente si è interrotto con l’uscita di ‘New Directions’, primo su Mack Avenue. Accompagnato da una schiera di giovani talenti, Herlin e i suoi affrontano un repertorio di brani originali, in bilico fra passato e presente, tradizione e aggiornamento: umori e colori blues, afro-cubani, funk e second line si intrecciano agilmente nelle complesse partiture del gruppo, che suona compatto, energico, spinto dagli inarrestabili poliritmi del batterista, dal caratteristico stile raffinatissimo e musicale giocato sulla continua alternanza fra legno, metallo, pelle e percussione. (Continua a leggere)

Mai abbastanza lodato, Grant Green è stato in realtà uno dei grandi protagonisti del jazz degli anni ’60, grazie ad una memorabile serie di album Blue Note in cui aggiornò il linguaggio della chitarra. Il suo stile, fatto in primo luogo di lunghissime sequenze di note singole staccate e cristalline più che di accordi, nasce dal desiderio di emulare gli strumenti a fiato, e proprio seguendo questo principio Green trasporterà per primo sul suo strumento l’improvvisazione modale, che proprio in quegli anni aveva trovato larga diffusione. Tutte queste caratteristiche, assieme ad una grande capacità di comunicazione e divulgazione, ne fanno una sorta di Freddie Hubbard della chitarra. ’Talkin’ About’ è solo uno dei molti album incisi in quegli anni, ma mi piace sceglierlo per una serie di motivi. (Continua a leggere)

Se c’è un aspetto fondamentale del jazz è quello di cultura orale, di continuum da estendere, tramandare e rimembrare in un eterno processo di dialogo fra presente e passato per disegnare il futuro. In quest’ottica, il titolo del nuovo disco di Aaron Diehl, ‘Space Time Continuum’ appare come una dichiarazione d’intenti, giusto in caso qualcuno nutrisse dei dubbi. Diehl organizza infatti un programma estremamente vario, sia dal punto di vista stilistico che di organico, con lo scopo di unificare tanto le generazioni quanto gli orizzonti stilistici, dimostrandone l’intrinseca attualità. Il trio base, completato dal basso di David Wong e dalla batteria di Quincy Davis, può essere ascoltato su tre brani: un’incisiva, dinamica versione di ‘Uranus’, l’aggraziata ‘Santa Maria’ dai colori e ritmi latini e l’ipercinetica ‘Broadway Boogie Woogie’, un boogie ricco di ostacoli ritmici superati in scioltezza. (Continua a leggere)

Se siete costantemente alla ricerca di novità in ambito di musiche improvvisate, tra rinsecchite avanguardie europee post free e certo brumoso e ritmicamente soporifero jazz nordico, o la plastificata e aritmica produzione ECM degli ultimi decenni, magari in attesa del manifestarsi di un nuovo messia jazzistico al santuario del prossimo festival di Saalfelden, probabilmente vi sarà sfuggito e vi sfuggirà per molto tempo ancora, questo Cuba:The Conversation Continues, come altrettanto facilmente vi sarà pressoché sconosciuto il nome del suo autore, invece già da tempo rispettato e celebrato negli USA: il compositore, band leader, pianista, nonché  plurivincitore di Grammy Awards,  Arturo O’Farrill. E sarebbe un vero peccato, in quanto vi perdereste una delle incisioni che con buona probabilità si riveleranno tra le più rappresentative di questo ultimo decennio e non solo per ragioni musicali. (Continua a leggere)