FREE FALL JAZZ

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Perché raccomandare un libro uscito oltre 40 anni fa?. Semplice perché in una qualsiasi libreria jazz questo è ancora un valido strumento di studio sulla situazione che c’era (o che c’è ancora) del jazz in Italia. Inoltre il taglio con il quale è stato scritto , come testimone e non come critico, da parte di Cogno dimostra ancora una freschezza che molti dei libri attuali sul jazz non hanno. E’ semplice, diretto va al cuore delle cose. “È un racconto giornalistico formato dalle testimonianze di musicisti, critici, attori, studenti, tutte le piastre di un mosaico alternante in modo solo apparentemente casuale, una sequenza che del jazz ha il ritmo e la visceralità”. Nel libro di Cogno i protagonisti coprono uno spettro vario ed ampio delle tendenze musicali del 1970: Enrico Intra, Giorgio Gaslini, Eraldo Volonté, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Alberto Rodriguez, Giorgio Azzolini, Franco Tonani, Giovanni Tommaso, Franco Pecori, Giorgio Buratti, Claudio Lo Cascio e Mario Schiano. (Continua a leggere)

Ecco tre lavori del catalogo, usciti quasi in successione, dell’etichetta Caligola Records, costola dell’associazione Culturale Caligola di Mestre (VE), che dimostrano, fosse ancora necessario, lo stato della salute del jazz italiano. Tradizione e modernità sembra essere il filo comune dei tre lavori. (Continua a leggere)

Solitamente non mi esercito nella recensione di opere nazionali, per svariati motivi, tra cui anche la quasi impossibilità di scrivere davvero quel che si pensa per non essere inondati da improperi, o, viceversa, per essere accusato di faziosità, ma per stavolta faccio un’eccezione. E’ apprezzabile, in un periodo in cui si straparla nel jazz di “contaminazioni”, spesso per giustificare la produzione di musiche più o meno improvvisate che col jazz mantengono parentele sempre più lontane, che un giovane italiano parta umilmente con il suo primo disco da leader, (inciso a 24 anni ma oggi ne ha 26) dal linguaggio canonico del mainstream, mostrando di maneggiare l’idioma in modo sicuro e con buona proprietà (lui e i suoi compagni), senza pretese di fare velleitariamente l’innovatore, come invece mi tocca riscontrare in altri musicisti nazionali molto ambiziosi che parlano (di comodo a mio avviso) della fine creativa di quel linguaggio senza magari nemmeno saperlo maneggiare in modo adeguato. (Continua a leggere)

No, non stiamo invitando nessuno a uccidere i propri figli, nè lo sta facendo Caterina Palazzi. L’infanticidio che dà il titolo all’atteso secondo album della contrabbassista romana (che le è persino costato un temporaneo ban dal circuito iTunes!) è puramente metaforico (“…inteso quindi come perdita di un’ingenuità ludica e fanciullesca in ragione di una maturità turbolenta e spesso amara”, specificava lei stessa in un comunicato di qualche tempo fa). Per la cronaca, si tratta di una delle migliori uscite dell’anno, clamorosa sintesi di free jazz, prog, noise rock, psichedelia e atmosfere da colonna sonora anni ’70. Chi ha amato le sonorità calme e “notturne” del predecessore ‘Sudoku Killer’ (distante ormai 5 anni) potrebbe restare spiazzato, ma la sterzata stilistica di Caterina e i suoi (i fidi Giacomo Ancillotto e Maurizio Chiavaro, rispettivamente chitarra e batteria, più il nuovo arrivato Antonio Raia al sax tenore) è ricchissima di idee e non deluderà i più avvezzi alle sonorità “di confine”. Troppo rock per il jazz? Troppo jazz per il rock? Per quanto ci riguarda, si tratta di quesiti sterili: ‘Infanticide’ è solo ottima musica. Scusate se è poco. (Continua a leggere)

Ora che è uscitò da un po’ di tempo possiamo dirlo: ‘Infanticide’, il secondo album di Caterina Palazzi, è assolutamente una delle cose migliori ascoltate in questo scorcio di 2015. Presto approfondiremo il discorso su queste pagine, intanto la notizia è che se domenica 3 Maggio voi che leggete siete dalle parti di Roma, potrete prendere i classici due piccioni con una fava. (Continua a leggere)


Ho avuto modo in questi giorni, dopo più di un decennio che non lo facevo, di leggere diverse classifiche jazz di fine anno, tra quelle fruibili in rete e quelle ufficiali su riviste specializzate e mi sono accorto che in questo lungo lasso di tempo in realtà è cambiato poco o nulla nel modo di stilarle, continuando quindi ad averle in uggia come in passato. (Continua a leggere)

Si è svolta nella mattinata di sabato 13 dicembre al Teatro Donizetti di Bergamo, alla presenza del direttore artistico Enrico Rava, dell’assessore alla cultura del Comune di Bergamo e dell’addetto stampa Roberto Valentino, la conferenza stampa di presentazione della trentasettesima edizione della manifestazione jazzistica bergamasca, che si articolerà nella settimana che va dal 15 al 22 Marzo e che è da ritenersi ormai una tra le più longeve nel panorama concertistico nazionale. (Continua a leggere)

Enrico Fazio, contrabbassista e compositori, ha pubblicato con ‘Shibui’ uno dei dischi più interessanti e riusciti del 2013. Dopo la recensione abbiamo setacciato i mari di Facebook per scovare il musicistia piemontese, che ha risposto di buon grado alla nostra sequela di domande, passando dalla musica all’insegnamento e altro ancora. La speranza è che, dopo aver letto l’intervista, vi interessiate a ‘Shibui’; l’attesa per il prossimo album, nel frattempo, cresce. (Continua a leggere)

Che il secondo disco di Caterina Palazzi e del suo progetto Sudoku Killer avrebbe toccato sonorità più vicine al rock lo si intuiva già dai nuovi pezzi che stanno suonando dal vivo da un paio d’anni, dunque ascoltare l’ottimo teaser diffuso ieri in rete suona come una conferma piuttosto che una sorpresa. L’uscita è tra un mesetto circa (Gennaio 2015), ma questo già lo si sapeva. (Continua a leggere)

Lo scorso Aprile Carlo Loffredo ha tagliato il traguardo dei 90 anni. Personalmente, lo conoscevo solo per i lunghi trascorsi musicali: pioniere del jazz in Italia, da contrabbassista ha fondato entrambe le versioni della Roman New Orleans Jazz Band e ha prestato i suoi servigi a numerose trasmissioni Rai degli anni ’50/’60 nonchè ad altri artisti (tra cui Jula De Palma). Leggere la sua autobiografia (risalente al 2008) permette di scoprire, dietro al musicista, un personaggio interessantissimo e, soprattutto, simpatico. D’altronde, come non stimare un ultraottantenne che si siede alla sua vecchia Olivetti e batte pagine su pagine di memorie anziché affidarsi al classico ghost writer? Ancor di più se quelle memorie sono autentici pezzi di storia non solo della musica che ci piace, ma di una città intera.

Sì, perché questo libro, oltre a raccontare di come il jazz ha piano piano preso piede nella capitale (in questo è un compendio superlativo a ‘Stasera Jazz‘ di Polillo, che, tra le altre cose, racconta come la musica nera americana sia arrivata in quel di Milano), è anche un ritratto della vita a Roma dal secondo dopoguerra in poi. Eventi raccontati, anche nei momenti più duri, con uno stile spigliato e scorrevole, sempre col sorriso sulle labbra e con buona dose di umorismo: dal titolo che simboleggia l’idiosincrasia del contrabbassista verso la notissima cantante alla minuziosa ricostruzione di una mappa dei bordelli capitolini prima che venissero dichiarati fuorilegge. Basteranno poche pagine a conquistarvi e farvi desiderare che Carlo Loffredo sia il vostro zio preferito che snocciola i suoi migliori aneddoti durante i pranzi di famiglia. Massimo rispetto. (Nico Toscani)