FREE FALL JAZZ

rip's Articles

Se n’è andato pure Muhal Richard Abrams, musicista dalla carriera singolare ma dall’incredibile coerenza di fondo. Nato nel jazz come pianista per nomi come Clark Terry, Dexter Gordon, Woody Shaw e la cantante r&b Ruth Brown, ha sviluppato interesse per la composizione studiando la musica di Duke Ellington e Fletcher Henderson. (Continua a leggere)

Non era un musicista jazz, Fats Domino, ma certamente era parte della famiglia. Se il rhythm’n'blues era una semplificazione del jazz in chiave ancor più hot, incisiva e ballabile, Fats Domino ne fu un esponente di spicco. (Continua a leggere)

Senza troppi clamori ci lascia pure Grady Tate, maestro batterista con una spiccata propensione al soul jazz, in cui fu maestro, e una versatilità a trecentosessantagradi che lo portò a lavorare con artisti diversissimi, da Charles Mingus a Kenny Burrell passando per Jimmy Smith, Oliver Nelson, Lockjaw Davis e mille altri. (Continua a leggere)

Su Hugh Hefner (1926 – 2017), in questi giorni, si è letto moltissimo. Il fondatore di Playboy ha giocato un ruolo non da poco nel panorama culturale degli ultimi 60 anni e passa. Sarebbe facile liquidarlo come “quello di Playboy”, magari con un certo disprezzo, ma la realtà al solito è più complicata. (Continua a leggere)

Ieri un comunicato della Motema, sua attuale casa discografica, annunciava che Geri Allen era gravemente malata – cosa del tutto inaspettata, visto che era passata pure di recente in Italia assieme ad Enrico Rava. Oggi arriva la peggiore delle notizie: la grande pianista, una delle migliori della sua generazione, è morta oggi di cancro. Non aggiungiamo altro, se non questo articolo su NPR.

Se n’è andato ieri pure Arthur Blythe, grande e sottostimato sassofonista che molto probabilmente (ovvero, di sicuro) non ha ottenuto quanto meritava. (Continua a leggere)

Se n’è andato nel sonno, in silenzio, pure Horace Parlan, grande e versatile pianista dall’impronta roots, ricordato dai più innanzitutto per i lavori con Charles Mingus, Rashaan Roland Kirk, Booker Ervin, Lockjaw Davis, Stanley Turrentine e Dexter Gordon, ma titolare pure di un’ottima discografia da leader. (Continua a leggere)

Storico, critico, scrittore, saggista, giornalista. Nat Hentoff ha attraversato, da testimone, tutta la storia del jazz dagli anni ’40 fino a ieri, quando è morto serenamente in casa all’età di 91 anni. Pluripremiato, e con merito, in vita, impegnato in cause progressiste e autore di mille e più note di copertina, articoli e libri, Hentoff non era un musicista, ma resta una figura che ha fatto parte della storia della musica, dal lato della critica e della divulgazione. Uno di quei nomi che si pensano eterni, e invece… Ciao Nat, buon proseguimento.

Dopo una lunga lotta con un tumore se n’è andato pure Bob Cranshaw. Lo ricordiamo spesso e volentieri come il bassista di fiducia di Sonny Rollins, visto che suonava col Saxophone Colossus quasi ininterrottamente dai tempi del capolavoro ‘The Bridge’, ma in realtà il buon Bob ha registrato una marea di album nei contesti più disparati, contribuendo non poco al Blue Note Sound dei tempi d’oro. (Continua a leggere)

Quanti dischi avremo, nelle nostre discografie, registrati da Rudy Van Gelder? Un’infinità, fra Prestige, Riverside, Impulse, CTI, Verve, Concord e, ovviamente, Blue Note. Rudy Van Gelder è stato l’ingegnere del suono jazz per eccellenza, attivo fino a poco tempo prima della morte, avvenuta il 25 agosto all’età di 91 anni. (Continua a leggere)