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Record Store Day's Articles


Il Record Store Day è passato anche quest’anno e sul suo conto se ne sono sentite in abbondanza. Questo lunedì festivo tuttavia allunga il weekend quel tanto che basta per permetterci di aggiungere ancora qualcosa sull’argomento. Sperando non ne abbiate le tasche piene, ovviamente.

Vorrei partire dalla fine: il negozio di dischi è ormai obsoleto sentenziava il socio Negrodeath alla fine della sua analisi. Un’osservazione vera soltanto in parte, visto che secondo me i paletti non sono così rigidi e una “convivenza” tra negozi reali e virtuali un senso ce l’avrebbe anche. Fondamentalmente dipende da che tipo di dischi cerchiamo, ma andiamo con ordine. (Continua a leggere)

A me garbano i negozi di dischi. Dico sul serio. Quando vado in una città, li cerco e mi piace proprio infilarmici, cercare/comprare le robe, etc etc. Soprattutto se sono negozi dedicati alla roba che mi garba, oppure in cui a tale roba sono dedicati ampi reparti. Non sono schizzinoso, va bene anche il repartone da Mondadori o Ricordi o FNAC che sia. (Continua a leggere)

Sì, ok, è domani, bella forza, direte. In effetti è così, ma a noi non piace faticare. In ogni caso, tutta la gente che si occupa di musica con ardore & passione e persino aggratis sul webs fibrilla per i RSD, e pure noi in passato ci abbiamo dedicato tempo e spazio. (Continua a leggere)

Il Record Store Day sarebbe passato e pure il Record Store Weekend, visto che oggi è lunedì. Tuttavia non è un buon motivo per lasciar fuori l’opinione di Pedro di Jazz Messengers, negozio di Barcellona che negli anni è diventato un punto di riferimento per la vendita online di dischi jazz. E così chiudiamo il nostro piccolo speciale con una testimonianza internazionale di un autorevole veterano del settore. (Continua a leggere)

Ne parlavamo già l’anno scorso in occasione del Black Friday: belle le celebrazioni, l’idea di provare a riavvicinare il pubblico al supporto fisico e tutto, ma ancora più bella l’idea che esistano ancora persone per le quali ogni giorno è buono per essere un Record Store Day. Il pensiero di Marco di Paper Moon (Biella) è assai simile.

Presentati e racconta un po’ la storia di Paper Moon: quando e come è nato, cosa avete fatto in questi anni…
Il negozio esiste dai primi anni ’80. Si chiamava Fragola E Panna ed era il classico negozio di quel periodo in una città di provincia: trattava un po’ di tutto senza essere specializzato in generi particolari. Nel 1984, con l’avvento del CD, continuava a trattare vinile, ma anche merchandising. Personalmente lo conoscevo ben poco: i negozi dove io compravo regolarmente sia vinile che poi CD erano altri, un paio a Biella e uno ad Ivrea. Tra la fine degli ‘80 e i primi ‘90 viene rilevato dal nostro predecessore e ribattezzato Paper Moon. Questo gestore stravolge l’attività, puntando tutto sul CD e sul noleggio di VHS, e sopratutto cominciando a proporre la vendita per corrispondenza. Non lo faceva offrendo il prezzo più basso, come all’epoca i vari Mondo Dimar o Sweet Music, ma cercando di coprire il mercato del collezionismo, importando, direttamente o tramite distributori italiani, titoli di autori di nicchia o comunque materiale edito in gran parte solo all’estero. Nello stesso periodo comincia a dedicarsi con discreto successo all’attività di promoter, organizzando concerti sempre di autori di nicchia, poi nel 1993 cede la parte noleggio video e mantiene solo quella “audio”, incrementando ulteriormente le vendite per corrispondenza facendosi pubblicità su riviste specializzate. Nel 1996 cede infine a noi il negozio (Continua a leggere)

Andrea è uno dei nostri lettori, e indovinate che lavoro fa? Dalla foto qui sopra non si capisce, vero?  

Presentati e racconta un po’ la storia di Music Store: quando e come è nato, cosa avete fatto in questi anni…
Mi chiamo Andrea, ho 38 anni e da 11 lavoro al Music Store. Il negozio è all’interno del centro commerciale Atlante di San Marino ed esiste dal 1996. Oltre a me, lavorano al Music altre 4 persone: Marco, Luca, Luca P. e Manuela; tutti ci occupiamo di tutto: acquisti, vendita, bollettazione della merce, pulizie… (Continua a leggere)

Continua il nostro speciale per il Record Store Day: andiamo a Caserta per scambiare due chiacchiere con Roberto, uno dei due gestori di Juke-Box, negozio che per celebrare il 21 Aprile propone caffè e cornetti all’apertura e due aperitivi nel corso della giornata: fino alle 13 il primo, dalle 18:00 alle 20:30 il secondo.

Presentati e racconta un po’ la storia di Juke-Box: quando e come è nato, cosa avete fatto in questi anni…
Sono Roberto Del Prete, nato a Caserta, e insieme al mio socio Umberto Giordano, anche lui casertano, ho aperto il negozio di dischi Juke Box nel 1991, non dove siamo adesso, ma in Via Napoli, a Caserta, in un locale di circa 50 mq diviso in due stanze, anche se all’inizio ne avevamo una sola di 25 mq con pochi vinili e pochi CD. Aprimmo soprattutto per la passione per la musica e perché avevamo un’idea nuova che veniva dal nord Europa, il noleggio CD, che portò subito una certa notorietà al negozio grazie anche al passaparola. (Continua a leggere)

Sono un ascoltatore di musica compulsivo da vent’anni, e compro ancora un sacco di dischi. Il 99% di questi li prendo su internet, per i ben noti motivi che costano meno e ti arrivano a casa, ma non solo: l’unico negozio rimasto nella mia città è gestito da gente odiosa, e costa davvero tanto. Giusto i Prestige/Pablo/Blue Note in offerta ci posso comprare. Tuttavia, internet fa scoprire cose meravigliose, fra cui Jazz & Libri, un negozio di dischi (jazz) e libri  di cui per anni ho ignorato l’esistenza. Cosa buffa perché J&L è sito in quel di Pisa, città che frequento tutti i giorni per lavoro, e i negozi dischi e di libri sono gli unici che mi interessano, quindi tendo a starci attento. E oggi, per il Record Store Day, è il momento per una piccola intervista ad Antonio di J&L!

Cosa dici dell’attuale momento discografico?
Mercato appiattito, si vendono solo le cose consigliate dai networks.

Come vedi l’evoluzione del mercato del disco?
C’è un ritorno al CD, sta diventando… raro.

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Cliente: Ci vai stasera a vedere i Tuxedomoon?
Negoziante: Ma dove devo annà, che c’ho quasi cinquant’anni…
Cliente: Pure loro c’hanno cinquant’anni, però vanno in tour in giro per il mondo.
Negoziante: Vorrei vedè se i Tuxedomoon se dovessero arzà alle 7 per portà i regazzini a scuola…

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Dinahrose ha scritto un bel pezzo sul suo rapporto coi dischi. Il sig.nor Toscani vi ha imparato il Black Friday. Io che posso aggiungere? Qualche stronzata random ma affine, forse è la cosa migliore. Ebbene, la musica è bella e ci garba altrimenti io non scriverei qui. E soprattutto non avrei speso un capitale in dischi. Perché quando mi prese il demone della musica ero troppo pigro per la musica attiva (esercitarsi? provare? naaaaah…), ma non per l’ascolto, che a distanza di tutto questo tempo resta il mio hobby preferito o quasi: tanto appagante quanto assolutamente salottiero. Negli anni la frequenza degli acquisti è aumentata in maniera direttamente proporzionale all’aumentare dei danari a disposizione. Con una precisazione: niente collezionismo. Nel senso, che bello il cd col libretto la cosa da tenere in mano (anche se ora gli scaffali cominciano a chiedere pietà), ma della rarità, l’edizione persiana con una bonus track o la centoventesima ristampa di quel classico con mix esafonico curato dal produttore originale più suo cugino e sei mayonnaise remix analog digital takes no, grazie. Lo preciso perché quel tipo di persone sono un po’ maniacali e probabilmente serial killer potenziali. Basta andare in una fiera del disco: se non ci vorrete più metter piede, siete voi quelli sani. (Continua a leggere)

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