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Il 2017 è appena nato ed esce, pubblicato dalla JandoMusic/ViaVenetoJazz, “A beautiful Story”, ultima fatica di Rosario Bonaccorso che, con il suo quartetto (D.Rubino, E.Zanisi e A. Paternesi), ci offre 12 sue inedite composizioni. Atmosfere delicate, sonorità dolci, sono il leit motiv di quest’opera che presenta, da subito, peculiarità e scelte stilistiche molto precise. I temi sono molto semplici, a volte leggeri e sovente malinconici, hanno il ruolo di colorare timbricamente momenti in cui il quartetto è pensato come un’orchestra novecentesca. Ricorrono, in tutto il CD, espedienti motivici poco sviluppati, ma funzionali alla resa sonora collettiva. Quest’attitudine condiziona anche gli assoli che sviluppano poco l’aspetto ritmico/melodico per rimanere ancorati alla visione d’insieme. C’è un netto rifiuto del virtuosismo in favore di un’essenzialità, sia in fase compositiva che nella prassi. (Continua a leggere)

30 eventi, oltre 100 artisti coinvolti: dal 19 al 26 marzo torna Bergamo Jazz, prestigioso evento musicale per la seconda volta affidato alla Direzione Artistica del musicista americano Dave Douglas, ad ulteriore testimonianza del respiro internazionale che da sempre è nel DNA del Festival. Internazionale, di conseguenza, e con una significativa presenza femminile, il cast allestito dal celebre trombettista newyorkese, la cui simpatia ha letteralmente conquistato lo scorso anno il pubblico accorso da ogni parte d’Italia e anche dall’estero per salutarne l’entrata nella squadra di Bergamo Jazz. (Continua a leggere)

Se ricordate, abbiamo parlato di Darryl Yokley in occasione della recensione del suo album di debutto e di una relativa intervista, un po’ di tempo fa. Darryl ci disse che aveva già scritto buona parte del secondo album, una specie di sinfonia jazz dove ogni pezzo è ispirato ad un quadro, ospiti Nasheet Waits ed un ensemble di fiati. Bene, oggi l’album è pronto. Si chiama ‘Pictures At An African Exhibition’ e Darryl chiede aiuto per le fasi di mastering, mixaggio, stampa etc. (Continua a leggere)

A poche settimane dalla conclusione della stagione dei 70 anni, il Centro d’Arte propone per il nuovo anno una rassegna che ne riprende la formula e l’indirizzo, premiata da un successo di pubblico entusiasmante: per il 2017 il cartellone, sempre ricco di novità, offre occasioni di ascolto che sfidano i generi e le etichette, undici serate di musica che illustrano i molteplici linguaggi della contemporaneità, dal jazz alla composizione, dall’improvvisazione sperimentale alla ricerca elettroacustica. (Continua a leggere)

Il linguaggio musicale possiede caratteristiche tali da renderlo particolarmente adatto ed efficace ad affrontare una molteplicità di temi e sentimenti umani, utilizzando modalità espressive estremamente variegate. Il jazz ha sin dalle sua fondamenta potuto godere di un così vasto intreccio di contributi, tale da permettere al musicista di turno di affrontare certi temi con una flessibilità e trasversalità di culture e di discipline artistiche difficilmente riscontrabili in altri ambiti. (Continua a leggere)

Questo scritto è stato pubblicato su Musica Jazz di febbraio dello scorso anno e qui presentato, come già in altre occasioni analoghe, nella sua forma originaria, completo ove possibile di link musicali e riferimenti discografici inseriti nel testo. Ringraziamo il direttore di Musica Jazz Luca Conti per l’assenso informale alla pubblicazione.

Buona lettura

R.F.

Siamo in un periodo storico nel quale spesso si parla, a volte anche abusandone, di “contaminazioni”, per sottolineare una tendenza attuale del jazz e delle musiche improvvisate più in generale, alla fusione di una molteplicità di linguaggi musicali, anche geograficamente distanti e profondamente diversi tra loro. Pensando però bene al significato del termine, ci si rende conto che esso viene utilizzato ad esempio nelle scienze naturali per indicare la presenza di un agente inquinante verso un supposta “purezza” ambientale. Applicarlo ad un linguaggio musicale, e nel caso specifico al contesto jazzistico, può essere quanto meno contraddittorio, poiché il jazz, per sua natura e per sua stessa genesi, è una forma musicale intrinsecamente “spuria”, la cui forza propulsiva e innovatrice si è sempre manifestata proprio dall’incontro non artificioso tra etnie e relative culture musicali. (Continua a leggere)

‘Il Sogno di una Cosa’, è l’incisione di un concerto, chiaro l’omaggio a Pasolini, tenutosi il 24 Luglio 2015 a Villaorba di Basiliano (UD), nell’ambito della rassegna “Musica in Villa”. Il live è stato registrato e mixato da Nico Odorico, mentre l’editing e il master sono opera di Bruno Cesselli. Il CD , realizzato grazie al sostegno del “Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli”, è pubblicato dalla Caligola Records. Javier Girotto, Massimo De Mattia, Bruno Cesselli e Zlatko Kaučič ci propongono sette brani inediti che ben sintetizzano l’incontro delle quattro personalità musicali. Un jazz contemporaneo, contaminato e ben interpretato. (Continua a leggere)

Dopo l’apertura della XXXIIª stagione di Aperitivo in Concerto affidata al SF Jazz Collective al debutto in Italia, il palco del Teatro Manzoni ospita un altro superbo e modernissimo ensemble, guidato dal trombonista israeliano Avi Lebovich. Domenica 13 novembre, 11 musicisti di rilievo sulla scena internazionale accompagnano il leader Lebovich che ospita un connazionale pianista d’eccezione, l’acclamato compositore Omer Klein. (Continua a leggere)

John Klemmer (nato il 3 luglio, 1946) è un eccellente sassofonista e compositore americano di cui non si parla quasi più, anche perché a un certo punto si è perso nei meandri di una musica più “easy listening” ma che tra anni ’60 e  ’70 si rivelò uno straordinario improvvisatore che andrebbe riascoltato e rivalutato. (Continua a leggere)

Se vi raccontano a colpi di “eureka” e dopo decenni di sedicenti “mitologie” che la Black Music non esiste, non dategli retta, sono solo opinioni come minimo discutibili, se non proprio balzane, magari dette con aria pseudo colta, ma sempre tali rimangono, e se invece di far spallucce vi verrà da pensare che sia il caso di dar retta a chi lo sostiene, solo perché immaginate abbia più competenze e conoscenze di voi, vi dico di non sottovalutarvi così tanto e provare ad ascoltare, anche solo ad esempio, un brano come quello che sto per proporvi, fidandovi delle vostre orecchie e non delle chiacchiere altrui, osservando la pronuncia, il suono e il feeling di quel gigante del sax tenore che è stato Stanley Turrentine, nero che più nero non si può, domandandovi se vi sia mai capitato di ascoltare, che so, un jazzista europeo o italiano che abbia suonato nel modo sotto proposto. (Continua a leggere)