FREE FALL JAZZ

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52246833Con questo Tipico, già decimo album da leader, il sassofonista Miguel Zenón si conferma uno dei musicisti e compositori più interessanti sulla scena contemporanea del jazz. Una scena che presenta ormai commistioni linguistiche talmente varie e vaste da doverle considerare prassi in un processo ormai inarrestabile in ambito di musiche improvvisate, jazz compreso. Eppure, è curioso dover constatare come una delle “contaminazioni” più longeve e diffuse nel jazz, quella con le musiche latine e caraibiche, sia da noi per lo più trascurata. E’ pur vero che in questo specifico caso Zenón ha prodotto un disco molto meno incentrato su questo aspetto rispetto a lavori precedenti, ma nella musica emerge comunque un modo di procedere ormai ben consolidato dall’altosassofonista in anni di sperimentazioni personali e di affiatata condivisione con gli altri membri di una formazione che è attiva da circa quindici anni su quel genere di progetti. (Continua a leggere)

Fra i più interessanti pianisti contemporanei, Luis Perdomo si è distinto innanzitutto per il suo lavoro al fianco di Miguel Zenon (e altri). Meno per una carriera solista di tutto rilievo, caratterizzata da una visione musicale in cui l’aspetto latino assume più i connotati di passione ed intensità espressiva, prima ancora che di intrecci ritmici e melodie particolari. Aspetti che non mancano, sia chiaro, ma in maniera quasi subliminale. ‘Spirits And Warriors’, quarta uscita per Criss Cross, vede il venezuelano alla guida di un quintetto eccezionale in cui svettano la potenza ritmica e l’inventiva del veterano batterista Billy Hart e una frontline senza confini: la liquida tromba di Alex Sipiagin e il poderoso sax di Mark Shim sono un vero e proprio torrente di soluzioni inventive e originali, senza mai perdere d’occhio l’orecchiabilità di fondo e un ideale rispetto fra le proporzioni (altre caratteristiche tipiche della produzione di Perdomo). (Continua a leggere)

La domenica è solitamente giorno nel quale il pranzo rappresenta il clou della festa, ricco di quelle pietanze difficili da preparare e gustare durante la settimana lavorativa. Essere appassionati di musica, e in particolare di jazz, abitando in regione Lombardia, significa sostituire senza remore di sorta certe prelibatezze culinarie con altre di genere musicale che manifestazioni come Aperitivo in Concerto sono in grado di assicurare. Questa domenica, il menù prevedeva la presenza sul palco in prima assoluta italiana dell’ottetto del pianista, compositore e big band leader newyorkese di origine cubana Arturo O’ Farrill. (Continua a leggere)

Il titolo di questo post sembra stupido, e lo è. Ma Miguel Zenon no davvero. Il grande sassofonista e compositore portoricano, da anni trapiantato a New York, fa parte di quella schiera di formidabili talenti latino-americani che contribuiscono al libro del jazz portandovi tutta la loro cultura di provenienza. ‘Identities Are Changeble’ è il titolo del suo ultimo album, che ancora non abbiamo recensito, ma pure di questo bel filmato della sempre benemerita NPR, in cui Zenon e la sua orchestra suonano quattro estratti dal disco, ognuno preceduto da un breve spezzone di intervista.


Ok, qualcuno potrebbe dire “Eammeccheccazzomenefregammè!?”, ma a quel punto non ce ne fregherebbe niente a noi. Quando abbiamo pubblicato la recensione del bellissimo ‘The Offense Of The Drum’ si parlava già della nomination per il Grammy di O’Farrill. (Continua a leggere)

Miguel Zenon è uno dei migliori esempi del jazz latino metropolitano, assieme a gente come Etienne Chales, Yosvany Terry, Daniel Sanchez, Adam Cruz, Antonio Sanchez e altri ancora. Ovvero, musicisti nati in centro e sud America che poi si sono trapianti negli States portando con sé tutto il retaggio culturale del paese d’origine, facendone un punto di partenza per la propria musica. Lo sentiamo in questo bel concerto al Village Vanguard, con l’eccezionale piano di Luis Perdomo.


Danilo Perez ormai non ha bisogno di presentazioni, dopo quindici anni di onorata militanza nell’ultimo splendido quartetto di Wayne Shorter e una produzione solista di tutto rispetto. ‘Panama 500′, appena uscito, non è “il solito disco”, perché celebra una ricorrenza tutta particolare, ovvero i cinquecento anni dello stato di Panama. Da lì il titolo e la particolare organizzione di un’opera d’ampio respiro che, nelle intenzioni, dovrebbe ricapitolare mediante suggestioni sonore la storia e la cultura dello stato del centro America, patria dello stesso Perez. La forze in gioco sono molte, a partire dal trio stabile di Danilo (Ben Street al basso e Adam Cruz alla batteria) passando per i compagni di battaglia alla corte di Shorter (John Patitucci e Brian Blade), fino vari percussionisti, un quartetto d’archi e un flauto. (Continua a leggere)

‘Links’ è una specie di autobiografia in musica per Luis Perdomo, pianista venezuelano trapiantato da molti anni a New York. Con un gruppo di amici fidati come Miguel Zenon (contralto), Dwayne Burno (contrabbasso) e Rodney Green (batteria), Perdomo sceglie una serie di brani dai repertori di persone che hanno segnato il suo sviluppo umano e musicale. Oltre ai colleghi, autori di un pezzo a testa, e a due originali del pianista, troviamo omaggi a Sir Roland Hannah, Woody Shaw, Elvin Jones e alla moglie Mimi. In nessun caso si tratta di scelte banali, visto che l’unico pezzo “famoso” è ‘The Organ Grinder’ del sempre sottovalutato Shaw, ma in tutti il quartetto offre una prova davvero intensa e convincente. (Continua a leggere)

Esce questa settimana ‘Creole Soul’, il quarto disco dello strepitoso trombettista di Trinidad Etienne Charles. Ovviamente ci occuperemo approfonditamente di questo lavoro con recensione e, forse, intervista. Nel frattempo, vi offriamo due succosi antipasti: il primo è il clip del ‘making of’, il secondo è l’album intero in streaming dal sito del New York Times!


 

Ci siamo occupati già un paio di volte dei Ninety Miles, l’eccellente progetto di jazz americubano patrocinato dalla Concord. Non c’è due senza tre, soprattutto quando il tre è un bellissimo concerto di un’ora ripreso professionalmente in quel di San Sebastian. Al posto di Christian Scott troviamo Nicholas Payton, che da un tocco più hubbardiano ai brani.