FREE FALL JAZZ

Otto tracce, tutte inedite, costituiscono Magip, l’ultima fatica di Gilberto Mazzotti e del suo quartetto GB project. L’ascoltatore percepisce subito un suono ben definto, chiaramente scelto come cifra di tutta l’opera. Un suono urbano, moderno, ottimamente impastato dove la sezione ritmica crea una sonorità accattivante. I metri irregolari e le poliritmie che si creano, generano un susseguirsi di momenti, estemporanei e non, che guidano e sostengono le melodie di ampio respiro. Si perché l’atteggiamento compositivo che contraddistingue tutti i brani è proprio la fusione tra scelte ritmiche elaborate, ricercate e armonie e temi, sia essi scritti o improvvisati, di ampio respiro. Il pianoforte di Mazzotti, nei momenti solistici, è sempre misurato e mai eccessivo, pure nelle parti in cui il sax tace, il trio è inteso come un’unica entità, come un solo motore ritmico melodico. Gradevolissima l’aggiunta dell’accordion di Simone Zanchini, in particolare in “Union”, dove il dialogo con il poetico Alessandro Scala è tra i momenti migliori del CD. Dal punto di vista del linguaggio, è evidente l’intenzione di rielaborare ritmi latini, egregiamente condotti da Michele Iaia e un sound tipico della fusion anni settanta e ottanta richiamato, bisogna ammetterlo, anche dall’utilizzo, in alcune tracce, del Rodhes.  Le parti più estemporanee, free, in cui emerge il gusto solistico di Piero Simoncini, segnano una sorta di passaggio onirico della narrazione tematica, spezzando quel predominio melodico citato prima. Per chi scrive, “In Up”, dal sound tribale, notturno, è la traccia più coinvolgente, mentre in “Aria Mediterranea” canta il tema più significativo.
(Paul76)

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