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MIGUEL ZENON – Tipico (2017, Miel)

MIGUEL ZENON – T...

Con questo Tipico, già decimo album da leader, il sassofonista Miguel
CLAUDIO COJANIZ – Stride vol.2 (2016, Caligola Records)

CLAUDIO COJANIZ –...

Chi ama il jazz non può non apprezzare questo secondo
TYSHAWN SOREY – Verisimilitude (2017, Pi Recordings)

TYSHAWN SOREY – ...

Dopo che l'ambiziosissimo 'The Inner Spectrum of Variables' ha confermato
GREGORY PORTER – Take Me To The Alley (2016, Blue Note)

GREGORY PORTER –...

Prendo atto che da Liquid Spirit del 2013, Gregory Porter, cantante e songwriter,

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Un recente articolo su una nota rivista ha riproposto i ben noti luoghi comuni dello stupidario jazzistico, in salsa più che mai filosofico-intellettualizzante. Non poteva mancare lo sguardo paternalista al jazz pre-bebop, considerato musica importante dal punto di vista storico ma, come dire… sempliciotta, povera, robettina da negri, non certo musica d’arte. Pensavamo di esserci lasciati alle spalle certe stronzate, e invece trovano ancora spazio su riviste a tiratura nazionale. Bah. Risolleviamoci l’umore con questa bella esibizione francese di Coleman Hawkins, Roy Eldridge e Vic Dickerson con sezione ritmica, che è meglio!


Se n’è andato pure Muhal Richard Abrams, musicista dalla carriera singolare ma dall’incredibile coerenza di fondo. Nato nel jazz come pianista per nomi come Clark Terry, Dexter Gordon, Woody Shaw e la cantante r&b Ruth Brown, ha sviluppato interesse per la composizione studiando la musica di Duke Ellington e Fletcher Henderson. (Continua a leggere)

downloadMentre siamo impegnati a proporre l’ennesimo fiacco e ripetitivo cartellone festivaliero fatto con i soliti nomi, per lo più imposti dalle agenzie, e a sorbirci inflazionati concerti di qualche strombazzata “starletta” nazionale fatta passare per grande del jazz, la misura di quanto questo paese sia fermo e miope in ambito di musiche improvvisate si percepisce da come riesce ancora a incensare dischi di invecchiate ed esauste figure dell’avanguardia storica, permettendosi nel contempo di trascurare il lavoro più che eccellente di compositori e pianisti di comprovate capacità, assai stimati nell’ambiente musicale, come Arturo O’Farrill, da anni uno dei jazzisti più importanti e riconosciuti a livello internazionale, mentre da noi è pressoché sconosciuto ai più. (Continua a leggere)

Non era un musicista jazz, Fats Domino, ma certamente era parte della famiglia. Se il rhythm’n'blues era una semplificazione del jazz in chiave ancor più hot, incisiva e ballabile, Fats Domino ne fu un esponente di spicco. (Continua a leggere)

Una delle innovazioni più importanti, nel campo dell’industria dell’intrattenimento, è certamente la nascita dei servizi di streaming. Resi possibili grazie alla diffusione capillare della banda larga, Netflix (la più famosa e importante) & co hanno popolarizzato un modello nuovo di intrattenimento televisivo, fatto di visione “on demand”, senza pubblicità, e ricca di produzioni originali, non di rado coraggiose – il tutto ad un prezzo irrisorio. (Continua a leggere)

Nel 2015 Kamasi Washington pubblica il suo primo album, l’ambizioso e roboante ‘The Epic’. Ad esso ho dedicato una recensione e un paio di altri articoli a latere: uno sulle inevitabili polemiche scatenate dalla frangia di critica più ideologizzata, l’altro sulle potenziali conseguenze dell’hype. (Continua a leggere)

Senza troppi clamori ci lascia pure Grady Tate, maestro batterista con una spiccata propensione al soul jazz, in cui fu maestro, e una versatilità a trecentosessantagradi che lo portò a lavorare con artisti diversissimi, da Charles Mingus a Kenny Burrell passando per Jimmy Smith, Oliver Nelson, Lockjaw Davis e mille altri. (Continua a leggere)

La grande storia del jazz a braccetto con le più innovative tendenze sonore: l’edizione 2017 del Bologna Jazz Festival, che si terrà dal 26 ottobre al 19 novembre, parlerà sia agli appassionati della tradizione e delle sue grandi star che al pubblico più giovane e curioso di vedere la musica improvvisata alle prese con i suoni della nostra contemporaneità, dall’elettronica all’hip hop. (Continua a leggere)

In trent’anni di onoratissima attività, la Criss Cross si è distinta come una delle più prolifiche e meritevoli case discografiche specializzate in jazz. Merito della tenacia del suo fondatore, Gerry Tekeens, e del suo grande fiuto di talent scout: non sono in pochi, oggi, a vedere nell’etichetta olandese l’erede spirituale della Blue Note che fu. Condividiamo così questo concerto, tenuto lo scorso luglio al festival jazz di Lviv, in Ucraina: una band composta per l’occasione da musicisti Criss Cross (Mike Rodriguez, Will Vinson, Misha Tsiganov, Matt Brewer, Donald Edwards), con tanto di introduzione da parte di Tekeens.


David Gilmore, chitarrista come il bel più famoso e quasi omonimo David Gilmour dei Pink Floyd, vanta ormai una carriera importante, fra collaborazioni che ne evidenziano innanzitutto la versatilità (Geri Allen, Wayne Shorter, Don Byron, Cassandra Wilson, Dave Douglas, Rudresh Mahantappah…) e un apprendistato di tutto rispetto alla corte di Steve Coleman durante gli anni ’90. Meno folta, ma sempre di notevole spessore, la sua produzione da titolare, di cui ricordiamo l’ottimo ‘Energies Of Change’. Con ‘Transitions’, Gilmore approda alla Criss Cross come leader un eccellente quintetto con cui affronta un repertorio teso ad omaggiare maestri ed ispirazioni (Woody Shaw, Bobby Hutcherson, Toots Thielemann), con l’aggiunta di alcuni brani originali. (Continua a leggere)

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