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Il trio di Matthew Shipp, Michael Bisio e Newman Taylor Baker è uno dei più interessanti e originali in giro oggi, con una corposa discografia in costante aggiornamento a dimostrarlo. E parlando proprio di aggiornamento, prepariamoci: ‘Piano Song’, il nuovo album dei tre, è già stato registrato e uscirà a gennaio 2017 su Thirsty Ear.

Perché raccomandare un libro uscito oltre 40 anni fa?. Semplice perché in una qualsiasi libreria jazz questo è ancora un valido strumento di studio sulla situazione che c’era (o che c’è ancora) del jazz in Italia. Inoltre il taglio con il quale è stato scritto , come testimone e non come critico, da parte di Cogno dimostra ancora una freschezza che molti dei libri attuali sul jazz non hanno. E’ semplice, diretto va al cuore delle cose. “È un racconto giornalistico formato dalle testimonianze di musicisti, critici, attori, studenti, tutte le piastre di un mosaico alternante in modo solo apparentemente casuale, una sequenza che del jazz ha il ritmo e la visceralità”. Nel libro di Cogno i protagonisti coprono uno spettro vario ed ampio delle tendenze musicali del 1970: Enrico Intra, Giorgio Gaslini, Eraldo Volonté, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Alberto Rodriguez, Giorgio Azzolini, Franco Tonani, Giovanni Tommaso, Franco Pecori, Giorgio Buratti, Claudio Lo Cascio e Mario Schiano. (Continua a leggere)

Ecco tre lavori del catalogo, usciti quasi in successione, dell’etichetta Caligola Records, costola dell’associazione Culturale Caligola di Mestre (VE), che dimostrano, fosse ancora necessario, lo stato della salute del jazz italiano. Tradizione e modernità sembra essere il filo comune dei tre lavori. (Continua a leggere)

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In questi giorni si è letto davvero uno sproposito di omaggi e articoli per celebrare l’anniversario della nascita di John Coltrane. Tutto molto bello, cioè no, mica tanto, perché se ne sono lette di tutti i colori. Leggendo in particolare un lungo articolo su A Love Supreme (tema peraltro davvero scontato e troppo inflazionato per mettere in rilievo la sua figura), mi sembrava di leggere per il tipo di linguaggio usato uno scritto di 40 anni fa, rendendomi conto una volta di più di quanto la prevalente narrazione italica sul jazz sia ancora condizionata e viziata da argomentazioni obsolete di stampo ideologico, zeppe di pregiudizi, stereotipi e cliché critici ormai desueti. Ad esempio, su come siano da intendere concetti come “tradizione” e “avanguardia” nella cultura musicale africano-americana, che mi pare continui ad essere vista solo sotto uno stantio filtro eurocentrico chiaramente distorcente, condito pure con discrete dosi di inconsapevole razzismo. (Continua a leggere)

Quest’anno Ferrara in Jazz conquista la maggiore età, e il pluripremiato jazz club estense si appresta a festeggiare il diciottesimo anno nella storica sede del Torrione San Giovanni (bastione rinascimentale iscritto nella lunga lista dei beni UNESCO, e location per il cinema di Emilia-Romagna Film Commission) con un’edizione speciale che prenderà il via venerdì 07 ottobre 2016, per concludersi a fine aprile 2017, con oltre 30 concerti animati da protagonisti assoluti del panorama internazionale, altrettante serate dedicate a talenti emergenti e novità discografiche, nuovi itinerari musicali, il live mensile della Tower Jazz Composers Orchestra (l’orchestra residente del Jazz Club Ferrara), didattica, incontri con l’autore e ben tre mostre tra illustrazione e fotografia, per un totale di circa 70 appuntamenti (la metà circa ad ingresso a offerta libera riservato ai soci Endas) che abbracciano il linguaggio jazzistico a 360° gradi, valicando confini geografico-culturali, in una continua alternanza di avanguardia e tradizione. (Continua a leggere)

u0075597946499Che cosa avrà mai da dire di nuovo un disco che nel 2016 si occupa di interpretare per l’ennesima volta delle ballads e dei blues? Proprio nulla, direi, il che per una critica come la nostra, da sempre appassionata al “o famo strano” jazzistico ad ogni costo, è una pecca pressoché imperdonabile, sufficiente a classificare a priori il musicista che intende proporlo nel bieco conservatorismo musicale (detto per inciso, una delle più grossolane idiozie critiche reiteratamente applicate in questo paese ad una cultura musicale per lo più estranea a certe forzature di stampo ideologico), confinandolo entro i limiti dell’ininfluenza e dell’oblio, oltre a considerare quel genere di repertorio ormai esausto e privo di possibili spunti d’interesse. (Continua a leggere)

Per il prossimo album, intitolato ‘Tipico’, Miguel Zenon vuole fare tutto da sé, senza alcun supporto da case discografiche e compagnia. (Continua a leggere)

La Parco della Musica Records pubblica venerdì 16 settembre il secondo volume del progetto discografico Trio Music dedicato a Franco D’Andrea in occasione del suo settantacinquesimo compleanno e della consegna di un Riconoscimento alla Carriera per il suo straordinario percorso artistico e il profondo legame umano e professionale che lo unisce alla Fondazione Musica per Roma. (Continua a leggere)

E’ uscito, per l’etichetta Parco della Musica Records, ‘Borderlands’: CD firmato dal pianista William Tatge. Il suo trio, con cui aveva registrato il demo Move (Dan Kinzelman al sax tenore e Francesco Ponticelli al contrabbasso), diventa per l’occasione un quartetto, con l’aggiunta di Stefano Tamborrino alla batteria. Subito si coglie la natura sperimentale dell’opera, emerge la volontà di creare un sound notturno, a tratti oscuro, molto intimo. La maggior parte degli sviluppi motivici, siano essi temi scritti o assoli, è caratterizzata da un efficace e equilibrato rapporto tra note lunghe e silenzi. La sezione ritmica è molto espressiva, sia contrabbasso che batteria mantengono attraverso suoni e dialoghi atmosfere poetiche e ambienti sonori onirici; ottimi i momenti estemporanei. Il pianoforte evita virtuosismi di ogni genere, utilizzando ora ostinati e arpeggi, ora appoggi e clusters. Anche negli assoli, William Tatge rifiuta melodie e fraseggi riducendo al minimo note e accordi. Magnifico il sax di Dan Kinzelman: intenso, molto espressivo e avanzato. (Continua a leggere)

Il Bonnaroo Festival è uno dei più grossi eventi musicali degli Stati Uniti, quattro giorni di musica di ogni tipo nella campagna del Tennessee. Ci suonano musicisti di tutti i tipi e di tutte le estrazioni, vecchi e nuovi, dal pop di Elton John al metal dei Lamb Of God passando per ZZ Top, Stevie Wonder, Zac Brown Band e chi più ne ha più ne metta. Ogni anno il festival si chiude con una grande jam session; nell’edizione 2016, la jam è stata guidata da Kamasi Washington e filmata professionalmente. Eccola qui sotto, due ore di jazz/soul/funk/fatevoi davvero trascinanti.


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