FREE FALL JAZZ

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GEORGE BURTON – The Truth Of What I Am > The Narcissist (2016, Inner Circle Music)

GEORGE BURTON – ...

Dispiace dover ripetere sempre le stesse cose, ma dispiace ancora
ROSARIO BONACCORSO – A Beautiful Story (2017, JandoMusic/Via Veneto Jazz)

ROSARIO BONACCORSO ...

Il 2017 è appena nato ed esce, pubblicato dalla JandoMusic/ViaVenetoJazz,
CAMERON GRAVES – Planetary Prince (2017, Mack Avenue)

CAMERON GRAVES –...

Il successo, seguito in Italia da assurde polemiche, del sassofonosta
CHRISTIAN SCOTT – Ruler Rebel (2017, Ropeadope Records)

CHRISTIAN SCOTT –...

Se ci seguite da un po' di tempo, saprete che

Articoli Recenti

Già, cogliamo l’occasione per entrare ufficialmente in modalità vacanziera e stravaccarci permanentemente sul mare, fra cocktail e bellezze in topless, lontani dalla mission di farvi conoscere qualcosa del jazzo. A tal proposito, quest’anno aggiungiamo a corredo del post un po’ di Fausto Papetti, che fa tanto estate, bikini e promesse erotiche non mantenute. (Continua a leggere)

 

Brda Contemporary, festival dedicato alla musica creativa e d’improvvisazione vede la sua settima edizione tornare a Smartno , nel cuore della Brda, il meraviglioso collio sloveno. Brda è un territorio che segna l’ unione tra la cultura slovena e quella friulana ed italiana, ed è questo che vuole essere uno degli obiettivi del festival, il creare e  mettere in luce la scena dei musicisti creativi dell’area a cavallo tra Italia e Slovenia. (Continua a leggere)

Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura presenteranno un progetto inedito e speciale, dal titoloVesuvio in Maggiore”, sulla vetta del vulcano più famoso al mondo, nell’ambito del festival Pomigliano Jazz in Campania. Domenica 6 agosto, a quota 1200 metri sull’orlo del cratere del gran cono, il trombettista sardo e il compositore e bandoneonista marchigiano daranno vita a una performance unica, con un programma musicale concepito per il luogo che ospita l’esibizione. Il live acustico al tramonto sul cratere del Vesuvio, è un’esperienza dall’impatto emozionale forte, quasi irripetibile, sia per la magia della musica che per la straordinaria suggestività del posto. (Continua a leggere)

R-5293534-1399546073-5002.jpegTreasure Island, del febbraio del 1974, è stato il secondo album registrato per la Impulse! dal cosiddetto “Quartetto Americano” di Keith Jarrett, che è stata una delle formazioni chiave per comprendere certi processi di fusione linguistica tra diversi generi (oggi si direbbe con termine persino abusato “contaminativi”) emersi in quei variegati e altamente creativi anni ’70. La band composta da Jarrett al pianoforte e sax soprano, Dewey Redman al sax tenore, e i fidi Charlie Haden al basso e Paul Motian alla batteria, è stata forse la migliore che Jarrett abbia mai guidato in carriera. Oltre al quartetto, l’allora promettente chitarrista Sam Brown qui contribuisce significativamente in un paio di brani, così come Guilherme Franco e Danny Johnson si aggiungono alle percussioni. È un disco che all’epoca fu considerato dalla nostra critica, nella migliore delle ipotesi, “gradevole”, nella peggiore, liquidato come “commerciale” (tanto per cambiare e visto il buon successo discografico che riscosse), termine con il quale si derubricava qualsiasi cosa interagisse con musiche di stampo popolare e non potesse essere classificata nei dintorni di un cosiddetto “jazz d’avanguardia” e conseguentemente “creativo”. (Continua a leggere)

Ieri un comunicato della Motema, sua attuale casa discografica, annunciava che Geri Allen era gravemente malata – cosa del tutto inaspettata, visto che era passata pure di recente in Italia assieme ad Enrico Rava. Oggi arriva la peggiore delle notizie: la grande pianista, una delle migliori della sua generazione, è morta oggi di cancro. Non aggiungiamo altro, se non questo articolo su NPR.

Gregory-Porter-300x300Prendo atto che da Liquid Spirit del 2013, Gregory Porter, cantante e songwriter, ha ottenuto un enorme successo, vendendo oltre un milione di copie a livello globale, vincendo nel 2014 il Grammy nella categoria Best Jazz Vocal Album, ma l’ascolto di quest’ultimo suo lavoro, come quello di allora che avevo recensito un paio di anni fa, mi ha lasciato del tutto indifferente e forse meriterebbe le stesse parole. Probabilmente capirò poco di cantanti, può anche essere, ma francamente non comprendo tutto questo entusiasmo per un canto e una proposta che nella grande tradizione afro-americana del pop-soul (stento a considerarlo all’interno del vocal jazz, ma in fondo non è poi così importante) paiono essere del tutto ordinari. Mi domando seriamente cosa dovrei dire allora di giganti del genere come Ray Charles, Marvin Gaye, Stevie Wonder, Donny Hathaway, Luther Vandross e Michael Jackson, tanto per citare i più noti (ma potrei fare decine di altri nomi), ai quali, si dice, la voce baritonale di Porter (almeno in parte) si ispirerebbe. (Continua a leggere)

Musica colta o popolare? Musica d’arte o commerciale? Musica d’ascolto o da ballo? (Continua a leggere)

Se vi capita di avere a che fare con un interlocutore che si dichiara jazzista o un semplice appassionato del jazz, per verificare se lo è davvero, chiedetegli cosa è per lui il blues. (Continua a leggere)

Dispiace dover ripetere sempre le stesse cose, ma dispiace ancora di più notare come dagli Stati Uniti continuino ad uscire fior di giovani musicisti di talento, pressoché ignorati da una critica più propensa a celebrare il passato o in spasmodica attesa di un messia, possibilmente d’inaudita avanguardia. Chi ha pazienza e voglia di cercare, seguendo i musicisti stessi sui social network, non mancherà di imbattersi in sorprese gradite. Fra queste, come avrete già inteso, figura pure il trentenne George Burton, pianista newyorkese che debutta sulla Inner Circle Music di Greg Osby dopo una lunga gavetta e una serie articolata di esperienze, jazz e non solo. Come tanti suoi coetanei, Burton mette a frutto tutte le proprie esperienze in un affresco completo ed estremamente maturo, costruito attorno alla duttile sezione ritmica (completata dal bassista Noah Jackson e dal batterista Wayne Smith), una dozzina di grandi composizioni e una cast nutrito di ospiti. (Continua a leggere)

Inserito nel network Jazz Area Metropolitana, Sile Jazz presenta la sesta edizione. Un esempio virtuoso che coniuga cultura di qualità, turismo sostenibile e valorizzazione del territorio.
Debutto in grande con la Crociera Jazz sul fiume Sile il 9 giugno

Undici appuntamenti tra il 9 giugno e il 28 luglio nell’area veneta bagnata dal fiume: due “crociere jazz” e tanti ospiti illustri tra cui Evan Parker, Bruce Ditmas, Linda Oh, Greg Burk, Gordon Grdina ed eccellenze italiane tra cui Massaria, Gallo-Brunod-Barbiero, XY Quartet e Giovanni Guidi. Anima del progetto è come sempre l’Associazione nusica.org. (Continua a leggere)

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