FREE FALL JAZZ

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LUIS PERDOMO – Spirits And Warriors (2016, Criss Cross)

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Fra i più interessanti pianisti contemporanei, Luis Perdomo si è
NELS CLINE – Lovers (2016, Blue Note)

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ANGLES 9 – Disappeared Behind the Sun (2017, Clean Feed)

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JOHN SCOFIELD – Country For Old Men (2016, Impulse!)

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Ci sono radici musicali che sanno “parlare” americano come poche

Articoli Recenti

Esordio in grande stile per Victor Gould, giovane pianista con un curriculum da accompagnatore già di tutto rispetto. Alla guida di una formazione variabile che gira attorno ad una sezione ritmica deluxe, completata da Ben Williams (basso) e EJ Strickland (batteria), Gould si mette alla prova come compositore, arrangiatore e ovviamente improvvisatore. ‘Clockwork’ significa ingranaggio, ed è un termine appropriato per descrivere un gruppo in cui ogni musicista trova la perfetta collocazione nel sound d’insieme, ed un album attentamente studiato nel suo percorso narrativo e sonoro, al punto che a tratti sembra quasi di ascoltare un’unica suite.Una frontline mozzafiato (Jeremy Pelt, Myron Walden, Godwin Louis), l’aggiunta del percussionista Pedrito Martinez, di un flauto (Anne Drummond) e di un quartetto d’archi caratterizzano in modo diverso le complesse composizioni dell’album. (Continua a leggere)

Sabato 01 aprile, per l’ultimo appuntamento firmato Crossoroads & Ferrara in Jazz, il Jazz Club Ferrara ospita Reflex, trio di uno dei sassofonisti più avvincenti e affascinanti del jazz contemporaneo, Steve Coleman. Completano la formazione Anthony Tidd al basso elettrico e Sean Rickman alla batteria. (Continua a leggere)

Con il concerto di Enrico Pieranunzi e la Brussels Jazz Orchestra si è conclusa domenica scorsa l’edizione 2017 del Bergamo Jazz Festival, caratterizzata da un riscontro di pubblico ormai divenuto abituale, con un volano comunicativo sulla città reso intelligentemente più esteso e coinvolgente rispetto alle precedenti edizioni, ma che ha anche evidenziato, in estrema sintesi, esiti artistici e musicali vistosamente diseguali, specie nei concerti svoltisi nella sede tradizionale del Teatro Donizetti. (Continua a leggere)

Se n’è andato ieri pure Arthur Blythe, grande e sottostimato sassofonista che molto probabilmente (ovvero, di sicuro) non ha ottenuto quanto meritava. (Continua a leggere)

Questo articolo è stato pubblicato su Musica Jazz di Luglio dello scorso anno e qui lo ripresentiamo nella sua forma originale (peraltro bozza pressoché integralmente pubblicata dopo piccole necessarie correzioni di cui ho tenuto conto). Come per le altre occasioni  ho aggiunto i link dei brani citati a supporto della lettura, cosa che ovviamente su cartaceo non è possibile fare.

Ringrazio il direttore della rivista Luca Conti per la gentile concessione.

Riccardo Facchi

Ci sono vocaboli nella narrazione del jazz che sono a dir poco abusati, veri e propri stereotipi utilizzati in modo eccessivo e talvolta improprio. Uno dei più battuti è certamente il termine “rivoluzione” e sarebbe difficile rintracciare chi non abbia visto un qualsiasi scritto che parli del tema Free Jazz senza vedere dopo poche righe quel termine, peraltro stimolato e in parte giustificato dalla forte connotazione socio-politica di cui si è tinto negli anni ’60, legata alla cosiddetta “protesta nera”. Qualcosa di analogo successe peraltro già nel dopoguerra col be-bop (per certi versi fase musicalmente ancor più “rivoluzionaria”), quasi che si trattasse di eventi in musica improvvisi e traumatici capitati tra capo e collo, disegnando scenari di rottura netta col passato e relativa tradizione, invecchiando così istantaneamente qualsiasi cosa prodotta in precedenza. (Continua a leggere)

Les liaisons dangereuses” è il titolo di un film franco-italiano (filone prurignoso-ma-sofisticato) del 1959, diretto da Roger Vadim e basato sul romanzo omonimo che, negli anni ’80, ispirò pure il film di Stephen Frears. (Continua a leggere)

Chris Lightcap è contrabbassista e compositore poco conosciuto in Italia, ma a New York è considerato tra gli strumentisti più raffinati, oltre che leader in ascesa.
Bigmouth è un gruppo incantevole, che unisce cinque fuoriclasse della scena odierna, in grado di miscelare post-bop, forma canzone, lirismo senza etichette, repertorio originale che guarda ai temi di Ornette Coleman e Charlie Haden come fonte di ispirazione, rock-cover (Beatles e Lou Reed, tra gli altri).  (Continua a leggere)

Stando a quanto affermato da Nels Cline nell’intervista comparsa su Musica Jazz del settembre dello scorso anno, il progetto che stiamo per commentare era allo studio del chitarrista californiano di Los Angeles già da molto tempo, nientemeno che da un quarto di secolo. Il che già di per sé dà l’idea di quanto lavoro di approfondimento deve esserci stato dietro la sua stesura definitiva, sebbene ciò non basti a definirne l’implicita riuscita, senza cioè tener conto della sua realizzazione finale. Sta di fatto che Cline ha per davvero realizzato un’opera pregevole sotto vari punti di vista. Si tratta di un lavoro importante, tra i migliori che mi sia capitato di ascoltare di recente, considerata anche la produzione media odierna tracciata su CD intorno al jazz e alla musica improvvisata, spesso non così curata. (Continua a leggere)

Dopo ben trentadue anni, la rassegna musicale milanese Aperitivo In Concerto chiude i battenti. Ed è un vero peccato, perché si trattava di una delle più interessanti e intelligenti d’Italia. (Continua a leggere)

Le recenti notizie a proposito del ritiro dalle scene di Aretha Franklin e Gary Burton mi hanno fatto pensare, oltre alla serietà e responsabilità di decisioni come queste, a come invece nel nostro paese certi jazzisti sfiatati sopravvalutati oltre la decenza da una narrazione nazional-nazionalistica sistematicamente mistificatoria e che esibiscono ormai sul palco per lo più imbarazzanti stecche e lagne aritmiche prive di qualsiasi barlume di creatività, si guardino bene dal solo pensare ad azioni dignitose del genere, lasciando spazio alle giovani leve, comportandosi esattamente allo stesso modo dei molti nostri politici che occupano scranni parlamentari e posti di potere in eterno, riproponendosi anche dopo acclarati fallimenti della loro azione politica (per non dire altro di peggio). (Continua a leggere)

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