FREE FALL JAZZ

miles davis's Articles

Anche se non aveste  mai ascoltato una singola nota della sua ottima musica, Betty Mabry/Davis dovrebbe essere nota alla maggior parte di voi quantomeno per questioni biografiche e, indirettamente, artistiche (e perché no, pure per la copertina del capolavoro ‘Filles De Kilimanjaro’). Fu moglie di Miles Davis per un periodo tanto breve quanto decisivo, in cui avvicinò il marito alla musica di James Brown, Sly Stone e Jimi Hendrix, che tanto peso ebbero nella svolta elettrica del genio di Alton. (Continua a leggere)

Festeggiamo questa data con Prince, ricordando quanta ha importanza ha rivestito per la musica – anche la nostra, visto l’affetto tributatogli in questi giorni dai musicisti jazz di ogni dove. Nel giorno della Liberazione, val la pena di ricordare quanto Prince si sia battuto per liberare la musica dalle grinfie della discografia, diventando un pioniere pure in questo senso. In questo breve filmato, Prince è assieme al Prince Of Darkness, suo fervente ammiratore nell’ultima parte di carriera. Buon 25 Aprile a tutti!


Proprio così: Entertainment Weekly ha appena pubblicato il trailer dell’atteso film di Don Cheadle, che come già vi abbiamo detto più volte ha voluto, scritto, interpretato e diretto questo film con grandissima determinazione. (Continua a leggere)

L’amatissimo jazzista Miles Davis è considerato uno dei musicisti più influenti del ventesimo secolo. Assieme suoi vari gruppi, è stato alla guida di molti dei più importanti sviluppi nella musica jazz. Nel 2006 Davis è entrato nella Rock’n'Roll Hall Of Fame, riconosciuto come “una delle figure chiave della storia del jazz”. Dopo la scomparsa, avvenuta il 28 settembre 1991, la sua famiglia ha fatto in modo di tenerne in vita il nome e l’opera musicale. (Continua a leggere)

Come già vi avevamo detto qualche tempo fa, “Miles Ahead”, il film di/con Don Cheadle su Miles Davis, verrà proiettato in anteprima a New York il prossimo undici ottobre. Confidiamo, di lì a poco, di poter leggere le prime recensioni. (Continua a leggere)

Questo breve testo nasce da una serie di incomplete annotazioni sull’accoglienza riservata ad alcune strutture linguistiche nate in seno al jazz ma annoverate e criticate come spurie. Trattasi, perciò, di nient’altro che spunti e frammenti che verranno approfonditi in altro scritto.

Mi sono di recente trovato a rileggere un lontano scritto di Franco Pecori pubblicato da Jazz From Italy nella sua pagina Facebook: Nessun’arte, e nemmeno la musica, è mai pura; questo è un equivoco idealistico. Altrimenti, non si capirebbe la nascita e la relativa fioritura della dodecafonia proprio nella Vienna degli anni tra le due guerre; e neanche si capirebbe l’esplosione del free negli anni Sessanta, in un tipo di società impostata sull’imperialismo economico, seriamente minata dall’alienazione dei consumi e lacerata da profondi contrasti razziali. Mi ha provocato non poche perplessità l’idea di “inevitabilità” (un sotto-prodotto del progresso in senso marxiano), come se, in fondo, esista un Fato (o una giustizia storica o una qualsiasi logica ferrea e stringente) che cerchi di controbilanciare con le sue azioni altre azioni ancora, prodotte da se stesso o da un altro Fato avverso, o da altra logica umana o cosmica. (Continua a leggere)

La Film Society del Lincoln Center ha annunciato la prima mondiale di ‘Miles Ahead’, film su Miles Davis fortemente voluto e infine realizzato dal bravo Don Cheadle. (Continua a leggere)

Questa volta si tratta dei concerti al festival di Newport. La Sony pubblicherà un cofanetto di quattro cd che documenta le apparizioni di Miles Davis al venerabile festival di George Wein, dal 1955 al 1975, con le varie formazioni del caso. (Continua a leggere)

Quanti articoli abbiamo letto, e si leggeranno ancora, sul periodo elettrico di Miles Davis? Una marea, destinata col tempo a crescere sempre più. Questo sebbene la maggior parte degli articoli in questione caschi in due categorie precise, ovvero la lista degli aneddoti relativi alle registrazioni di ‘Bitches Brew’ (assicurandosi di nominare Hendrix e il festival di Woodstock almeno una volta), oppure l’inquadramento di questo periodo all’interno di un non meglio specificato percorso di elevazione – verso una qualche avanguardia, verso il rock più soporifero e velleitario, verso entrambi, l’importante è chiarire come il jazz fosse ormai alle spalle di Miles Davis, intenzionato a non voler fare più quella roba da negri. (Continua a leggere)