FREE FALL JAZZ

never stop the madness's Articles

Se la battaglia per riportare di nuovo il jazz (senza sconti né ruffianerie) in mezzo al pubblico casuale sembra persa in partenza, purtroppo, gli Industrial Revelation sono uno di quei nomi che meglio potrebbe riuscire ad oltrepassare i confini del ghetto jazzistico e farsi apprezzare. Il quartetto di Seattle, guidato dal batterista e compositore D’vonne Lewis, sintentizza un sound moderno, originale, sofisticato ed accessibile, anche nel caso di un imponente doppio album come ‘Liberation & The Kingdom On Nri’. Groove e melodia sono i due punti essenziali degli Industrial Revelation, che costruiscono i loro brani sull’energia ritmica, armonie quasi pop e splendide melodie, con grande risalto per la tromba di Ahamefule J. Oluo: il suono robusto, l’attacco esplosivo, lo stile quasi cantato e squillante si ricollegano alle grandi trombe del sud, da Louis Armstrong a Clark Terry fino a Nat Adderley e Wynton Marsalis. (Continua a leggere)

Perché raccomandare un libro uscito oltre 40 anni fa?. Semplice perché in una qualsiasi libreria jazz questo è ancora un valido strumento di studio sulla situazione che c’era (o che c’è ancora) del jazz in Italia. Inoltre il taglio con il quale è stato scritto , come testimone e non come critico, da parte di Cogno dimostra ancora una freschezza che molti dei libri attuali sul jazz non hanno. E’ semplice, diretto va al cuore delle cose. “È un racconto giornalistico formato dalle testimonianze di musicisti, critici, attori, studenti, tutte le piastre di un mosaico alternante in modo solo apparentemente casuale, una sequenza che del jazz ha il ritmo e la visceralità”. Nel libro di Cogno i protagonisti coprono uno spettro vario ed ampio delle tendenze musicali del 1970: Enrico Intra, Giorgio Gaslini, Eraldo Volonté, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Alberto Rodriguez, Giorgio Azzolini, Franco Tonani, Giovanni Tommaso, Franco Pecori, Giorgio Buratti, Claudio Lo Cascio e Mario Schiano. (Continua a leggere)

La Parco della Musica Records pubblica venerdì 16 settembre il secondo volume del progetto discografico Trio Music dedicato a Franco D’Andrea in occasione del suo settantacinquesimo compleanno e della consegna di un Riconoscimento alla Carriera per il suo straordinario percorso artistico e il profondo legame umano e professionale che lo unisce alla Fondazione Musica per Roma. (Continua a leggere)

Il BRIC Celebrate Brooklyn Festival è un grande evento di tre mesi (da giugno ad agosto) patrocinato dal BRIC, uno dei maggiori enti newyorkesi dedicati alla promozione e allo sviluppo delle arti. Il jazz, come tutte le musiche, può trovare spazio fra le sue mura. (Continua a leggere)

Delta-Saxophone-Quartet-300x300

La scena musicale inglese è sempre stata tradizionalmente tra le più importanti del mondo e anche nell’ambito jazzistico ha giocato, almeno in Europa, un ruolo di prim’ordine e continua a giocarlo oggi, come dimostra ad esempio il talento straordinario di Gwilym Simcock, oggi trentacinquenne pianista e compositore ben più che emergente, e che ho avuto modo di ascoltare già in almeno quattro occasioni, di cui l’ultima proprio in questo progetto con il Delta Saxophone Quartet, presentato nella stagione scorsa di Aperitivo in Concerto, al Teatro Manzoni di Milano. Ora è in uscita la registrazione in studio di quell’originale lavoro costruito sulla musica prog-rock dei King Crimson. (Continua a leggere)

Ci sono dischi che probabilmente per ciascuno di noi hanno segnato per sempre il proprio rapporto con il jazz, creando un legame di passione e di amore indissolubile verso questa meravigliosa musica. Per il sottoscritto, il concerto registrato dalla band di Charles Mingus nel settembre del 1964 al Festival di Monterey è uno di quelli, perciò potrei risultare in questo scritto sbilanciato nelle valutazioni, ma, considerato il valore oggettivo del contenuto musicale, poi non in modo così eccessivo. Dico subito che il disco ha un unico reale difetto, è registrato maluccio, cosa importante forse per chi ha un rapporto con la musica più da audiofilo che da melomane, ma non così condizionante per chi invece è abituato ad apprezzare senza alcun problema il contenuto musicale delle vecchie registrazioni dei decenni antecedenti l’ultima guerra mondiale. (Continua a leggere)

Nella foto: il meritato riposo dellinfaticabile redazione

Vale all’incirca quello che già abbiamo scritto per il 25 aprile: una bella ricorrenza inquinata da un gran dispiego di musica orribile, quasi sempre la stessa, fra concertoni a Roma, concertini a Taranto, concertelli a Sassate Sul Muso. (Continua a leggere)

Ne avevamo già parlato: il nuovo album di Jason Palmer avrebbe affrontato il repertorio della bravissima Janelle Monae. Adesso veniamo a sapere che il titolo del disco è ‘Wondaland’, e sarà sugli scaffali dei negozi (virtuali e non) il mese prossimo: “For those of you who don’t know what the hell is going on in this cover, it’s a variation of this cover. And the music on the new record features my arrangements from this record. It’s coming out next month!!” Copertina e disco sono quelli dello splendido ‘The ArchAndroid’, ovviamente. (Continua a leggere)

Frequento i social da poco tempo, meno di un anno e devo dire che se ne leggono delle belle intorno alla materia jazzistica, in un modo che, a mio avviso, è quanto mai indicativo dello stato di confusione che regna in merito ormai da troppo tempo nel nostro paese. C’è chi, specie tra gli stessi musicisti nazionali, invoca l’obbligo di sostenere il cosiddetto “jazz italiano”, altri che sostengono all’opposto che “Jazz” è una parola superata e se serve ad etichettare certo “jazz europeo” ormai completamente “sbiancato” in lavatrice con forti dosi di candeggina, allora non può essere utilizzata da ciò che viene prodotto oggi negli U.S.A. dai musicisti afroamericani, che preferiscono parlare di Black American Music (la cosiddetta B.A.M.). (Continua a leggere)