FREE FALL JAZZ

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Il linguaggio musicale possiede caratteristiche tali da renderlo particolarmente adatto ed efficace ad affrontare una molteplicità di temi e sentimenti umani, utilizzando modalità espressive estremamente variegate. Il jazz ha sin dalle sua fondamenta potuto godere di un così vasto intreccio di contributi, tale da permettere al musicista di turno di affrontare certi temi con una flessibilità e trasversalità di culture e di discipline artistiche difficilmente riscontrabili in altri ambiti. (Continua a leggere)

Dopo numerose collaborazioni tra sideman e co-leader ecco il primo disco di esordio come leader del trombonista Filippo Vignato, alla guida di un trio italo-franco-ungherese. Trio formato oltre dal leader al trombone ed elettronica, dal francese Yannick Lestra al fender rhodes e dall’ungherese Attila Gyarfas alla batteria. Come viene indicato da Vignato, nelle note di copertina, è il suono, inteso come respiro plastico, il centro della ricerca di questo lavoro. In effetti tutto si plasma intorno al suono del trombone, nesso tra il respiro e il suono. E’ il trombone, dove respiro e suono si fondono, a creare lo sviluppo di questa ricerca. Scrittura, ricerca musicale e libera improvvisazione fanno da spina dorsale al cd. Ma non solo, numerosi sono gli accenni più o meno velati al rock prog (Provvisorio) o al rock più potente (Stop This Snooze) oppure alla psichedelia (Square Bubbles e Lev & Sveta). (Continua a leggere)

“Peace Hotel” è il nuovo album del giovane sassofonista Paolo Recchia pubblicato in contemporanea in Giappone, Italia, Olanda e Sati Uniti, prodotto dall’etichetta giapponese Albòre Jazz. Composto da brani originali e standard della tradizione jazzistica totalmente riarrangiati e rivisitati dal sassofonista di Fondi per il trio in versione pianoless e drumless, “Peace Hotel” si contraddistingue per uno stile attento alle dinamiche, fatto di atmosfere calde e misteriose. (Continua a leggere)

David Murray, Geri Allen, Terri Lyne Carrington non hanno certo bisogno di presentazione, presi singolarmente. La notizia sta nel fatto che i tre hanno unito le forze. (Continua a leggere)

Musicista sofisticato e versatile, giunto ormai ad una propria classicità, Matthew Shipp negli ultimi anni sembra incline a concentrare gli sforzi sul formato, a lui particolarmente congeniale, del piano trio. ‘The Conduct Of Jazz’ è il nuovo album e inaugura una nuova formazione, visto che al fedele bassista Michael Bisio si aggiunge ora il veterano della batteria Newman Taylor Baker. Registrato questo cambiamento, il nuovo disco vede Shipp lavorare di fino con tutto il suo vasto armamentario tecnico e compositivo, oltre che con l’enciclopedica conoscenza della storia del piano jazz. E non stupisca il titolo, visto che questo album sembra quasi una dichiarazione d’intenti, del tipo “questa musica si fa così”. (Continua a leggere)

‘The Evolution Of Oneself’ segna, per Orrin Evans, il traguardo dei vent’anni di indefessa attività, nonché un sunto di tutto ciò che ha contribuito alla sua evoluzione di artista e uomo. Oltre alla musica, si parla della famiglia: a partire dalla moglie Dawn, che recita il testo di ‘All The Things You Are’ nella seconda versione del brano (una prima inaugura l’album e una terza, cantata da JD Walter, lo chiude), passando per i figli Miles (cui è dedicata ‘For Miles’) e Matthew, autore dei tre diversi remix hip-hop di ‘Genesis’. Questi suddividono idealmente il disco in tre capitoli, affrontati assieme ai formidabili Christian McBride e Karriem Riggins. (Continua a leggere)

Dopo un paio di anni di pausa, JD Allen torna sul luogo del delitto assieme ai vecchi amici Gregg August (basso) e Rudy Royston (batteria). Proprio così, il bel trio del sassofonista di Detroit è tornato insieme per ‘Graffiti’, quinto album della serie. L’impostazione è quella che abbiamo imparato ad amare: una serie di temi concisi ed ipnotici come base di una avvincente esplorazione di gruppo, con il sax a fare gli onori di casa dal punto di vista melodico, mentre basso e batteria occupano una strana terra di mezzo fra l’accompagnamento e il solo simultaneo, in libera associazione. E’ il basso che, spesso e volentieri, accenna il beat principale, mentre la batteria dispensa groove tutto intorno – un plauso al bravissimo Royston, tanto potente e dinamico quanto attento a non invadere gli spazi altrui. (Continua a leggere)