FREE FALL JAZZ

Continua il nostro speciale per il Record Store Day: andiamo a Caserta per scambiare due chiacchiere con Roberto, uno dei due gestori di Juke-Box, negozio che per celebrare il 21 Aprile propone caffè e cornetti all’apertura e due aperitivi nel corso della giornata: fino alle 13 il primo, dalle 18:00 alle 20:30 il secondo.

Presentati e racconta un po’ la storia di Juke-Box: quando e come è nato, cosa avete fatto in questi anni…
Sono Roberto Del Prete, nato a Caserta, e insieme al mio socio Umberto Giordano, anche lui casertano, ho aperto il negozio di dischi Juke Box nel 1991, non dove siamo adesso, ma in Via Napoli, a Caserta, in un locale di circa 50 mq diviso in due stanze, anche se all’inizio ne avevamo una sola di 25 mq con pochi vinili e pochi CD. Aprimmo soprattutto per la passione per la musica e perché avevamo un’idea nuova che veniva dal nord Europa, il noleggio CD, che portò subito una certa notorietà al negozio grazie anche al passaparola. Infatti nel giro di un anno i tesserati furono circa 1.000, passando in due/tre anni a 4.000. La formula era facile: potevi fittare il CD a 1.000 lire al giorno, ascoltarlo e se ti piaceva potevi anche acquistarlo. Per i primi anni tutto quello che incassavamo veniva utilizzato per incrementare la disponibilità dei prodotti, permettendoci negli anni di passare da poche centinaia di pezzi ai circa 10.000 pezzi dell’attuale punto vendita di Via Cornacchia, con un negozio di circa 100 mq che fu aperto nel 1994. Crediamo di essere abbastanza forniti per gli appassionati di musica e la nostra politica è quella di essere sempre a disposizione del cliente, perchè soprattutto oggi, con internet, i clienti possono saperne più di noi…

Riguardo la situazione attuale del mercato del disco spesso si sentono in giro pareri di consumatori, discografici, giornalisti, mentre la prospettiva dei negozianti resta spesso nell’ombra. Cosa deve fare un negozio per “sopravvivere” in un periodo in cui tutti parlano di crisi della musica?
La situazione attuale è difficile, perché oltre alla crisi della musica c’è anche la crisi globale che ha bloccato i consumi. Quella dei negozi di dischi ha varie componenti: la prima è sicuramente la possibilità di scaricare musica gratis. Un’altra è il mantenimento del prezzo da parte delle case discografiche a 19 o 20 euro per i titoli nuovi e a volte anche per dischi pubblicati da tre o quattro anni. Su questo sarei dell’idea di imporre un prezzo di 9,90 ai titoli che hanno almeno 18 mesi, perché dopo tale periodo il disco non ha più la forza di vendita che possiede appena uscito, invece spesso le etichette mettono in offerta dei titoli solo per un periodo di tempo limitato, lasciando spiazzati i consumatori che si possono ritrovare lo stesso album a 18,50 in un negozio e a 9,90 in un altro! Fortunatamente oggi le offerte sono più frequenti, e infatti vendono più facilmente i titoli “commerciali” che escono direttamente a 10, 12 o 14 euro: finalmente hanno capito che il prezzo è un arma fondamentale. La terza causa della crisi musicale penso siano stati i contratti stratosferici offerti alle star: limitano le case discografiche e costringono l’artista a pubblicare anche 4 o 5 album in pochi anni senza averne la creatività. Spesso questi dischi si rivelano mediocri, con ovvie conseguenze sulle vendite e quindi sugli introiti delle etichette: praticamente un cane che si morde la coda… Oggi per poter “sopravvivere” come negozio di dischi ci siamo allargati con l’offerta, non vendendo più solo CD come qualche anno fa, ma inserendo anche i film, le t-shirt e accessori vari come spille ed altro, proprio per ovviare alla diminuzione dei dischi venduti. Al momento è l’unica strada da seguire sperando in una ripresa, anche se il futuro è pieno d’ombre, soprattutto riguardo quale sarà il supporto sul quale ascolteremo musica fra dieci anni: cellulari, i-pad o un microcircuito sottocutaneo? Noi speriamo che resista il buon lettore CD e ancor di più un bel piatto sul quale poggiare la puntina e lasciarsi trasportare dalla musica…

In media, come va il jazz nelle tue vendite?
Il jazz è stato un buon settore fino a qualche anno fa, poi, almeno all’interno del nostro negozio, ha subito un duro colpo. Credevamo ad un pubblico più appassionato e meno dipendente da internet, invece le vendite sono calate, anche se sicuramente meno rispetto al pop e al rock, un po’ com’è accaduto anche per il settore hard rock/metal.

Noti richieste comuni tra i tuoi clienti appassionati di jazz? C’è qualche artista o sottogenere particolarmente gettonato ultimamente?
Sicuramente i nomi più importanti sono anche quelli più richiesti: artisti come Pat Metheny, Keith Jarrett, Miles Davis… Come sottogenere c’è stato e ancora resiste l’acid jazz, sempre richiesto così come la jazz-house.

Con quali criteri scegli di volta in volta le novità da proporre alla tua clientela per evitare di ritrovarti con troppi titoli invenduti?
Comprare le copie giuste è la cosa più difficile da fare: ancora oggi, nonostante abbiamo tanta esperienza, commettiamo errori che poi ci costano caro, perché sulla musica non c’è possibilità di reso e quindi il prodotto resta invenduto. I criteri di scelta sono principalmente il nome dell’artista o del gruppo, chi ci ha lavorato, come sono andate le vendite dell’album precedente, se abbiamo avuto già qualche richiesta da qualche cliente che ha sentito qualcosa in anticipo, oppure le reazioni della stampa, quando la recensione anticipa l’uscita…

Sul sito www.trovacd.it fate anche vendita per corrispondenza. “Entrare” in internet è stato importante per voi o è cambiato poco?
Le vendite tramite il nostro sito non sono eccessive. Abbiamo qualche cliente sparso in Italia e anche all’estero, però il sito viene visitato molto anche dai nostri clienti abituali, che controllano la data di pubblicazione di un album o controllano il prezzo e vengono poi a richiedercelo, quindi direi che tutto sommato è una buona forma pubblicitaria.

(Intervista raccolta da Nico Toscani)

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