FREE FALL JAZZ

Ambrose Akinmusire's Articles

Estate, tempo di trombettisti, si sa. No, non è affatto vero, ma nei prossimi due mesi assisteremo al ritorno discografici di ben tre trombettisti, due dei quali dal vivo. Pronti? (Continua a leggere)

Se il Concertone di Roma vi ispirasse quanto un pomeriggio con la diarrea, sarebbe più che comprensibile. Ma oggi è pure l’International Jazz Day e come ogni anno c’è pure la diretta dell’evento, in streaming per tutti da Cuba. E quindi bando alle ciance, avanti con la musica!


Uscirà il prossimo 9 settembre su Highnote ‘Something Gold, Something Blue’, il nuovo cd di Tom Harrell. (Continua a leggere)

Walter Smith III è noto innanzitutto grazie al suo ruolo di sassofonista nel gruppo di Ambrose Akinmusire, di cui è grande amico da anni. Oltre a comparire su varie registrazioni in veste di sideman, Smith può vantare pure una discografia a suo nome, non particolarmente folta, ma sempre di elevata qualità, di cui ‘Still Casual’ è il quarto e più recente capitolo. Ad accompagnarlo troviamo una gruppo di fidati amici del suo giro: il pianista Taylor Eigsti, il chitarrista Matthew Stevens, il bassista Harish Raghavan, il fantastico Kendrick Scott alla batteria. Con un simile cast, Smith scrive una decina di brani adatti a mettere in risalto le qualità di tutti, lavorando su un suono complessivo imponente e ricco di sfumature, dove momenti energici e riflessivi convivono senza sforzo, pure all’interno dello stesso pezzo. (Continua a leggere)

Negli USA esiste una gran quantità di fondazioni private che ogni anno elargisce premi a individui brillanti, che si distinguono in attività scientifiche, culturali, artistiche, umanitarie. (Continua a leggere)

foto: Raso Design

E’ difficile fare valutazioni complessive per una rassegna, come quella di questa edizione, nella quale chi scrive non ha potuto assistere a tutti i concerti in programma del Festival, alcuni dei quali, come quello del  trio del chitarrista Nels Cline, fonti attendibili mi dicono essere stati di buon livello. Tuttavia, un’idea pensiamo di essercela fatta seguendo i concerti delle tre serate al Donizetti e il concerto pomeridiano del sabato all’Auditorium di Piazza della Libertà del Trio di Vijay Iyer. (Continua a leggere)

Abbiamo già parlato del supergruppo Our Point Of View, una band di giovani jazzisti di talento messo assieme dalla Blue Note per celebrare il ragguardevole traguardo dei 75 anni di attività. Della partita Marcus Strickland (sax), Ambrose Akinmusire (tromba), Lionel Loueke (chitarra), Robert Glasper (piano), Derrick Hodge (basso) e Kendrick Scott (batteria), tutti parte della scuderia – il debutto su Blue Note di Strickland è atteso più avanti nel 2015. Se questa band inciderà pure un disco, magari un live, non è dato saperlo. Però possiamo ascoltare di cosa sono capaci grazie a questo freschissimo concerto newyorkese, trasmesso dalla benemerita radio NPR nel corso del suo programma Jazz Night In America.


Assieme all’ultimo di Vijay Iyer, il terzo album di Ambrose Akinmusire è forse il più atteso disco dell’anno. Ed è comprensibile, visti i riscontri positivi quasi unanimi ottenuti dal precedente, bellissimo ‘When The Heart Emerges Glistening’. Ambrose non si è certo risparmiato, numeri alla mano: ‘The Imagined Savior…’, vanta un titolo chilometrico ed evocativo, vari ospiti (fra cui un quartetto d’archi, un flauto e tre diversi cantanti) e quasi ottanta minuti di durata. La paura di trovarsi di fronte ad un’opera pesante, magari pure pretenziosa, c’è ed è inutile nasconderla. E il primo ascolto non è stato neppure troppo incoraggiante, anzi. La nuova opera del californiano parte in punta di piedi, un duetto di tromba e pianoforte (‘Marie Christie’) dai toni quasi dimessi, con un tema che sembra sempre sul punto di arrivare, ma in realtà non lo fa mai, mentre gli strumenti intessono una serie di melodie intrecciate. (Continua a leggere)

I Tarbaby sono solo un’altra emanazione della personalità artistica di Orrin Evans, in congiunzione con Eric Revis (basso) e Nasheet Waits (batteria). I tre amici concepiscono i Tarbaby come un gruppo paritario, senza leader, a cui aggiungere di volta in volta ospiti: così è stato in tutte le precedenti pubblicazioni (val la pena di nominare lo splendido ‘The End Of Fear’, la cui recensione attende da tempo nel cimitero delle buone intenzioni), e questo disco non fa eccezione. Troviamo di nuovo il sax di Oliver Lake e, per la prima volta, la tromba di Ambrose Akinmusire. I tredici brani di ‘Ballad Of Sam Langford’ non sempre hanno temi definiti o groove fissi, più che altro partono da qualche elemento minimo e poi si sviluppano liberamente, per durate che non superano i sette minuti. (Continua a leggere)