FREE FALL JAZZ

steve coleman's Articles

Sabato 01 aprile, per l’ultimo appuntamento firmato Crossoroads & Ferrara in Jazz, il Jazz Club Ferrara ospita Reflex, trio di uno dei sassofonisti più avvincenti e affascinanti del jazz contemporaneo, Steve Coleman. Completano la formazione Anthony Tidd al basso elettrico e Sean Rickman alla batteria. (Continua a leggere)

Non sappiamo di preciso a quando risalga questo concerto, azzardiamo la fine degli anni ’90 o l’inizio della decade successiva. In ogni caso, è molto interessante: oltre alla nutrita formazione di Steve Coleman (al piano un giovanissimo Vijay Iyer) troviamo pure il grande Sam Rivers, ospite dell’ultimo quarto d’ora. Maestri di generazioni differenti!


Puntuali come le tasse (o come le farneticazioni di Renzo Arbore sulle profonde radici siciliane del jazz) anche quest’anno eccoci al consueto riepilogo del 31 Dicembre. Le “non regole” sono le solite: numero di preferenze variabile, categorie un po’ a discrezione di ciascuno. Ovviamente chi per un motivo o per l’altro non ha partecipato, è sempre parte della nostra insolita famiglia. (Continua a leggere)

Proprio qualche giorno fa, in un dialogo virtuale tra me e altri due prodi imbrattapagine di FFJ come Negrodeath e Maurizio, si parlava delle esibizioni dal vivo di Steve Coleman, uno che si è ormai consolidato la fama di musicista capace di alternare serate superlative ad altre in cui sembra limitarsi a svolgere il compitino o poco più. Maurizio raccontava di averlo appena visto a Saalfelden in un set dall’approccio piuttosto scolastico, il che mi metteva addosso la giusta dose di ansia, visto che io Coleman avrei dovuto vederlo a Pomigliano Jazz poco dopo. Quale versione mi sarei trovato davanti? (Continua a leggere)

Dopo averlo visto a Mestre nel novembre scorso, ero certo che il nuovo disco sarebbe stato un ulteriore passo in avanti della ricerca creativa. Se il concerto  con i Five Elements riprendeva il discorso iniziale della filosofia M-Base, in questo disco il discorso si allarga, anche dalla presenza, oltre dei Five Elements, di musicisti che ruotano intorno alla cerchia di Coleman, arrivando a sommarne 22. Il disco, che è incentrato sulla Synovial Joints Suite (vedi le note di copertina riportate sotto), rappresenta sicuramente il picco creativo della musica di Coleman, che dopo prove anche troppo prolisse, sembra definire una nuova ricerca del musicista. (Continua a leggere)

Tempo fa abbiamo pubblicato il gruppo di Steve Coleman alle prese con ‘Respiratory Flow’ sul palco del festival di Cully (Svizzera). Oggi invece proponiamo l’intero concerto, un’ora e mezza di grande musica da parte del grande sassofonista di Chicago.


La MacArthur Foundation è uno dei più rinomati enti benefici americani. Ogni anno fa grandi donazioni a singoli individui nei campi della cultura, della scienza, dell’arte, della tecnologia e di tutto quello che, in un modo o nell’altro, contribuisce allo sviluppo e al miglioramento dell’umanità. (Continua a leggere)

Mentre i festival italiani jazz sborsano migliaia di euro per portare musicisti improponibili nella speranza di raccattare pubblico generico, altrove le cose vanno un filino meglio. In Svizzera, per esempio, nel microscopico paese di Cully, c’è un festival in cui lo scorso anno ha suonato pure Steve Coleman. Ed è proprio in quella circostanza che è stata ripresa questa bellissima versione di ‘Respiratory Flow’.


Il Symphony Space è un modernissimo centro culturale multifunzione newyorkese, teatro di numerose attività nei più disparati settori. Fra questi non manca la musica, e nella musica non manca il jazz. E Steve Coleman è uno dei più grandi jazzisti dell’ultimo trentennio. Non stupirà quindi che Steve abbia tenuto un concerto/seminario di oltre due ore al Symphony Space, nè che sia possibile ascoltarlo in streaming! (Continua a leggere)

‘Functional Arrhythmias’ parte dall’idea di tradurre in musica le interazioni fra i vari sistemi dell’organismo – nervoso, respiratorio, circolatorio eccetera. Stravagante, dirà qualcuno. Non meno di tutto il resto della produzione del buon Steve, che ha sempre motivato teoricamente ogni sua opera. E nonostante la complessità della premessa, ‘Functional Arrhytmias’ è l’album più immediato e accessibile pubblicato dal contraltista di Chicago negli ultimi dieci anni. Tanto per iniziare, non ci sono cantanti: per brava che fosse Jen Shyu, la sua voce-come-strumento poteva risultare fastidiosa nel lungo termine. Adesso abbiamo un quartetto, dove colpisce innanzitutto la fantastica tromba del “giovane veterano” Jonathan Finlayson (un nome su cui ritorneremo), ma che in realtà è eccellente da qualsiasi punto di vista: nei ritmi funky scanditi dal discreto basso di Anthony Tidd, nelle complesse trame batteristiche di Sean Rickman, che combina legno e metallo con un attacco secco, hip-hop, per finire con l’aguzzo contralto del leader. (Continua a leggere)