FREE FALL JAZZ

The Caretaker è il moniker dietro cui si cela l’inglese James Leyland Kirby, classe 1974 e autore di una sterminata mole di esperimenti musicali e release varie sotto vari pseudonimi (dei quali il principale resta probabilmente V/Vm).
A firma The Caretaker, Kirby approfondisce quella che resta la sua maggiore ossessione, ovvero la relazione tra musica da una parte, e memoria, perdita e archiviazione della stessa dall’altra. A partire dal 1999, con il primo album ‘Selected Memories from the Haunted Ballroom’, il suo modus operandi è stato quello di recuparare vecchia musica da ballroom dei 1920s e 1930s, isolarne campioni e motivi, e seppellirli sotto una patina atta a rappresentare la “polvere del tempo”, espressa tramite droni cupi e ruvidi derivanti dallo stile dark-ambient. Progressivamente, il sound cercato per coprire e manomettere tali sample si è fatto più ricercato, fino a toccare probabilmente il picco qualitativo nei droni inquietanti del disco ‘Persistent Repetition of Phrases’ (2008). Sembrava che la formula di The Caretaker fosse giunta al suo compimento definitivo, e per certi versi così è successo; appunto per questo, Kirby ha deciso di cambiare esplicitamente fonte musicale per ‘An Empty Bliss Beyond This World’, pubblicato nel 2011 sempre per la sua stessa label indipendente History Always Favours the Winners, e stavolta rivolto al passato remoto della tradizione jazz.

Per ‘An Empty Bliss Beyond This World’, Kirby è andato a ripescare frammenti e sample del jazz delle origini e del dixieland, assemblandoli senza sbavature in modo che formino canzoni coerenti ma incomplete, li ha poi mixati assieme a droni nebbiosi da Musique concrète, e manomessi tramite una valanga di glitch ed effetti di post-produzione atti a produrre la sensazione di decadimento e sfilacciamento.

Il risultato finale è notevole per più di un motivo. Anzitutto, compie una riflessione sulla storia del jazz e su come le origini dello stesso vengano percepite attualmente: aumentando a dismisura la sensazione che queste siano memorie di un’epoca perduta, viene a galla il fatto che il pubblico del jazz abbia sviluppato per la maggior parte questo stesso approccio in partenza, considerando dixieland e affini più come documenti/monumenti che come musica da normale fruizione; in secondo luogo, il sottile e quasi “invisibile” modo in cui i pezzi sono trattati (Kirby punta a non far mai suonare il suo intervento come artificiale: si può collocare il suo metodo di sampling e collage all’estremo opposto rispetto a DJ Shadow) produce un contrasto tra la ritmica spesso allegra degli stessi e la minacciosa e fosca natura dei fondali sonori, contrasto che nei risultati estrae e mette in risalto tutta la carica malinconica già presente nel sottotesto di quei vecchi jazz guidati principalmente dal pianoforte, ed ora resa esplicita e dominante sul resto; infine, l’avanzamento tecnologico ha permesso a Kirby di rendere i glitch molto più futuristici di come avrebbe potuto fare in passato, provocando con ciò un secondo contrasto, ovvero quello tra un passato effettivo e un teorico futuro: estremizzando i “segni” di entrambi (polvere del tempo da una parte, glitch e droni dall’altra), e spesso lasciando sample di motivi minimali (accordi al pianoforte, per lo più) a ripetersi nel vuoto, emerge una sensazione fantascientifica, come se questa fosse la musica che qualche astronauta ascolterà fra qualche milione di anni, per avere una nozione di cosa un tempo ascoltasse l’umanità (qualcuno potrebbe avanzare anche un paragone con la musica classica utilizzata in ’2001: A Space Odyssey’, ma sarebbe sbagliato: lì non v’era alcun focus sui concetti di rovina, frammento, archivio).

L’album testimonia come questo sia probabilmente il periodo più maturo e ispirato di sempre nella carriera di Kirby, un periodo che si è aperto con il succitato ‘Persistent Repetition of Phrases’ e si è confermato con il monumentale lavoro ambient-drone ‘Sadly, the Future Is No Longer What It Was’, uscito in tre album nel 2009 a nome Leyland Kirby, senza dubbio una delle uscite ambient fondamentali del suo decennio. Con ‘An Empty Bliss Beyond This World’, siamo alla riconferma. (StepTb)

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