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Tyshawn Sorey's Articles

Dopo che l’ambiziosissimo ‘The Inner Spectrum of Variables’ ha confermato l’attenzione e la curiosità che gli addetti ai lavori prestano all’opera di Tyshawn Sorey (tra gli altri, anche il prestigiosissimo Alex Ross ha parlato favorevolmente del suo esotico connubio di composizione accademica e improvvisazione jazz), per il musicista del New Jersey si è aperto un florido periodo di attività. Nel 2016, è stata la volta di ‘Josephine Baker: A Portrait’, la cui premiere al Lincoln Center’s Mostly Mozart Festival si è guadagnata il plauso della critica: il New York Times si è sbilanciato definendolo “uno dei lavori più importanti emersi nell’epoca del Black Lives Matter’, riferimento non casuale visto che proprio per celebrare tale movimento gli è stato commissionato un ciclo di canzoni (che vedrà il suo debutto all’Opera di Philadelphia e al Carnegie Hall nel 2018). (Continua a leggere)

Il batterista Tyshawn Sorey è ormai da diverso tempo un musicista di spicco nel roster della Pi Recordings. Nonostante il suo primo disco da leader per questa label, ‘Oblique – I’, sia stato pubblicato solo nel 2011, è infatti da oltre dieci anni che Sorey presta le sue doti (che l’anno scorso gli sono valse anche il titolo di “rising star drummer” secondo il Down Beat Critics’ Poll) per diversi lavori nel catalogo Pi, suonando con jazzisti affermati e celebrati come Vijay Iyer, Steve Coleman e Steve Lehman.

Due anni fa ‘Alloy’ (per la verità non riuscitissimo), registrato in trio con Christopher Tordini (contrabbasso) e Corey Smythe (pianoforte), aveva cominciato a mostrare il radicato interesse di Sorey per una musica continuamente in bilico tra jazz e musica classica. Spingendosi ancora oltre, il nuovo ‘The Inner Spectrum of Variables’ amplia esponenzialmente lo spettro d’azione: di nuovo accompagnato da Tordini e dalla Smythe, questa volta Sorey recluta anche un violino (Chern Hwei Fung, primo violinista del Sibelius String Quartet), una viola (Kyle Armbrust dell’International Contemporary Ensemble) e un violoncello (Rubin Kodheli, che vanta collaborazioni tanto con Laurie Anderson e Meredith Monk quanto con Dave Douglas e Henry Threadgill). Con questo esotico formato del doppio trio, Sorey può quindi dare completo sfogo alla sua ambizione e creatività: ‘The Inner Spectrum of Variables’ è infatti un’unica, pantagruelica composizione di quasi due ore suddivisa in sei movimenti (tra i quali si trova incastonata anche una spettrale reverie di quindici minuti), sviluppata nei mesi a partire da maggio 2015 e registrata in una singola sessione di quindici ore. (Continua a leggere)

I Fieldwork sono un trio che schiera i talenti di Steve Lehman (sax), Vijay Iyer (piano) e Tyshawn Sorey (batteria). La loro musica è cerebrale e geometrica, ma non per questo priva di interesse, come possiamo ascoltare in questa ripresa di un’ora nell’angusto spazio dello Stone, spazio performance no-profit dell’underground newyorkese.


Qui dentro di Steve Coleman non si parla mai abbastaza, se non come riferimento per i sassofonisti. Contando di occuparci presto del suo nuovissimo album ‘Functional Arrhythmias’, inganniamo il tempo con questo bel concerto, registrato in Francia otto anni fa. La formazione è quella dei Five Elements del tempo, con i vocalizzi di Jen Shyu.


Tyshawn Sorey descrive “trans-idiomatico” il suo approccio alla musica. Ok, ne prendiamo atto. E’ il batterista dei Five Elements di Steve Coleman. Nelle note di copertina scrive che le dieci canzoni di ‘Oblique-I’ sono parte di un corpus di quarantadue, scritte nel giro di quattro anni (2002-2006) in seguito ad una lunga conversazione con Anthony Braxton, musicista che gli ha pure fatto da mentore in passato. Per finire, cita fra i suoi ispiratori di quel quadriennio, oltre a Braxton e Coleman, gente come Henry Threadgill, Bela Bartok e Karlheinz Stockhausen. A questo punto è difficile aspettarsi un disco stile Kenny G, ma questo già dalla copertina lo si poteva escludere. Battutacce a a parte, ‘Oblique-I’ è un album di musica cerebrale e geometrica che fan ben poco per venire incontro all’ascoltatore. Assieme al batterista troviamo la chitarra di Todd Neufeld, vicina a Libery Ellman e Mark Ribot, il piano (elettrico e non) di John Escreet, il sax di Loren Stillman e il basso di Chris Tordini. (Continua a leggere)