FREE FALL JAZZ

Rudresh Mahanthappa's Articles

Autore del bellissimo ‘Bird Calls’, uno dei dischi del 2015, Rudresh Mahanthappa è qui colto alla trentunesima edizione del Belgrado Jazz Festival, in una formazione parzialmente rimaneggiata ma non per questo meno brillante.


Un disco di omaggio. A Charlie Parker, per giunta, una di quelle icone su cui non sembrerebbe esserci rimasto molto da dire. Come in tutte le cose, però, la differenza la fanno il talento e la prospettiva di chi omaggia. E nel caso di Rudresh Mahanthappa, fra i maggiori talenti del jazz di oggi, possiamo aspettarci tutto tranne che un’ovvietà. ‘Bird Calls’ parte da un’idea semplice ed elegante: costruire nuovi brani a partire da frammenti della personalità musicale di Charlie Parker, che si tratti di un lick, un giro armonico, un frammento di assolo, una melodia. Ma partendo da questo concetto, Mahanthappa affronta un viaggio in sè stesso, da quando l’ascolto della musica di Bird a 12 anni gli fece capire che il jazz sarebbe stato la sua vita, alla decisione di affrontare col jazz pure l’eredità culturale indiana. (Continua a leggere)

In seguito alla recensione del bellissimo ‘Gamak’ siamo stati letteralmente tempestati di richieste per altri articoli sul sassofonista newyorkese. Ok, non è affatto vero, però avendo reperito l’esibizione del quartetto di Rudresh all’interno del Winter Jazz Fest di New York, nel gennaio del 2012, pensiamo di fare cosa gradita riproponendovela qui in due spezzoni.



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Il jazz è musica metropolitana e cosmopolita, lo si dice fin dai tempi del nonno di King Oliver. Ebbene, il percorso musicale di Rudresh Mahanthappa incarna in maniera davvero esemplare questo concetto. Sassofonista americano di origini indiane, nel corso della sua carriera Rudresh ha seguito un percorso simile a quello del primo quartetto Masada (affermazione tutta mia da prendere cum grano salis, e a tonnellate): come John Zorn ha assorbito e rigenerato nel jazz la musica ebraica trasformandola in una nuova musica ebraica contemporanea, così ha fatto lui, inglobando nel jazz moderno la musica indiana e inserendo il risultato nel contesto più ampio della musica americana di oggi, dal funk all’hip hop al rock al blues, e non solo. (Continua a leggere)