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Mary Halvorson's Articles

A illuminare ulteriormente la fine del 2016 ci pensa pure la sempre attiva Mary Halvorson, stavolta col suo ottetto. ‘Away With You’ esce su Firehose 12 il prossimo 28 ottobre. (Continua a leggere)

Stando a Mary Halvorson, questo album si chiama ‘Reverse Blue’ perché le parole ‘reverse’ e ‘blue’ comparivano spesso nei titoli delle canzoni che suo padre aveva scritto e raccolto in un quaderno. Note eccentriche a parte, la bravissima chitarrista e compositrice ci presenta un nuovo quartetto, rodato sul palco a New York con una fitta serie di concerti prima di entrare in studio di registrazione. Oltre al fido Tomas Fujiwara (batteria) troviamo Eivind Opsivik (contrabbasso) e Chris Speed (sax e clarinetto), che si suddividono equamente la scrittura di metà dell’album, mentre il resto viene dritto dalla penna della Halvorson. Chiunque abbia un minimo di familiarità con la sua musica non faticherà affatto ad apprezzare il groove di ‘Torturer’s Reverse Delight’ o di ‘Reverse Blue’, le tipiche successioni di riff effettati e poderosi che si dissolvono in percorsi paralleli di sax e chitarra su una ritmica accidentata. (Continua a leggere)

Non passa settimana senza una nuova uscita di Mary Halvorson, a quanto pare. Scherzi a parte, il progetto Thumbscrew vede la chitarrista di Boston in un trio acustico assieme a Michael Formanek (basso) e Tomas Fujiwara (batteria), ed è solo una delle sue uscite del 2014 – c’è pure il disco ‘Reverse Blue’ con un nuovo quartetto, oggetto di una futura recensione, e diverse altre collaborazioni in cantiere. Una produttività invidiabile, soprattutto alla luce del grande livello qualitativo medio. Tornando ai Thumbscrew, il neonato trio si concentra su un’interazione paritaria, ma in cui una certa suddivisione dei compiti è evidente. Formanek e Fujiwara imbastiscono una possente impalcatura di groove per la Halvorson, che dispiega tutti gli aspetti del suo particolarissimo stile, capace di unire avanzate sequenze di note staccate, echi psichedelici e accordi rumorosi e graffianti in un flusso perfettamente coerente. (Continua a leggere)

I Thumbscrew sono un interessantissimo trio di assi: Mary Halvorson (chitarra), Michael Formanek (contrabbasso) e Tomas Fujiwara (batteria). Il loro album di debutto è uscito adesso per Cuneiform e verrà recensito prossimamente su queste web-pagine. Nel frattempo gustatevi un pezzo registrato dal vivo nel 2012!


Mary Halvorson ha fatto molto parlare di sè, giustamente, negli ultimi anni, grazie al suo indiscutibile talento di chitarrista, compositrice e leader – un fatto che le permette di contare su un buon numero di musicisti fidati. ‘Illusionary Sea’ è solo un altro tassello nel mosaico dell’attività della Halvorson, casualmente quello più ambizioso visto che schiera un settetto: ovvero, il rodatissimo quintetto con l’aggiunta di un tenore (Ingrid Laubrock) e di un trombone (Jacob Garchick). Certo, sarebbe stato facile scrivere un disco stile “quintetto più ospiti”, ma la scrittura ambiziosa della chitarrista e la sua intesa coi musicisti scongiurano il pericolo di un disco di maniera. I tratti caratteristici ci sono tutti, uno in particolare: nonostante il curriculum e un approccio alla scrittura, in linea di massima, molto avanzato, la musica della Halvorson è sì cerebrale, ma anche accessibile a chi non abbia frequentato i corsi all’AACM. (Continua a leggere)

Dopo due fortunate stagioni estive, che hanno avuto per cornice il suggestivo giardino di Palazzo Bomben, gli “Spazi Jazz” promossi dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche con la collaborazione di Caligola, tornano nell’acustico e confortevole auditorium per tre concerti ricchi di motivi d’interesse. (Continua a leggere)

Mary Halvorson si è fatta notare parecchio, e con merito, in questi ultimi anni. In duo, trio e quintetto, la chitarrista ha sempre mostrato idee chiare, stile strumentale davvero originale e, soprattutto, un approccio alla musica davvero personale e intrigante. E’ stata allieva di Anthony Braxton, e questo un po’ si intuisce dallo stile spigoloso e intellettuale, come dai numeri che contraddistinguono i vari pezzi (affiancati però da titoli, in ogni caso balordi). Questo disco, uscito lo scorso anno, fa il punto della situazione e ci permette di apprezzare l’arte della Halvorson al meglio della forma, in quintetto (la maggior parte dei brani) come in trio. La sua chitarra è capace di attraversare con fluidità diversi tipi di tecniche e suoni, fino a sfiorare un’aggressività e una distorsione ai confini del metal. (Continua a leggere)

Ancora non ci siamo occupati del quintetto di Mary Halvorson, una delle realtà più interessanti del jazz di oggi. Lo faremo il prima possibile, magari con la recensione di ‘Bending Bridges’, album da cui sono tratti i due brani (‘N.35′ e ‘N.37′) suonati nel filmato qui sotto.