FREE FALL JAZZ

Joshua Redman's Articles

Dieci concerti in teatro per i dieci anni del Bologna Jazz Festival. Ma per l’edizione del decennale il festival jazz bolognese entrerà anche nei più rinomati live club cittadini, oltre ad avere estensioni fuori porta: a Ferrara, San Lazzaro di Savena e Pieve di Cento. Il Bologna Jazz Festival 2015 andrà in scena ogni sera dal 24 ottobre sino al 26 novembre: un mese ininterrotto di concerti, master class e altri eventi per una full immersion nella jazz life internazionale e italiana. (Continua a leggere)

Durante le ferie la voglia di scrivere recensioni è al minimo storico, ma un po’ di news invece costano poco sforzo e pure qui da bordo piscina, con poco disagio, è possibile poggiare il mojito e farsi portare il tablet da una prosperosa assistente per digitare qualcosina. (Continua a leggere)

James Farm non è il nome di una persona, ma di una band, un quartetto di stelle come Joshua Redman (sax), Aaron Parks (piano), Matt Penman (basso) ed Eric Harland (batteria). Pubblicato nel 2014, ‘City Folks’ è il secondo album dei James Farm, un lavoro che conferma tutti i pregi già evidenziati nell’esordio (a furia di “domani lo recensisco” è arrivato il seguito, mea culpa!): temi orecchiabili, quasi pop, vicini a Keith Jarrett e Charles Lloyd, sviluppati in brani molto compatti e ben articolati. E moderni, al punto che armonie e ritmi sarebbero adatti a dischi alternative, indie-folk e rock, ma vengono manipolati secondo una prospettiva jazz contemporanea. Si distinguono, in primo luogo, i poderosi groove di Penman e del fantastico Eric Harland: il loro inarrestabile dinamismo fornisce un’infinità di spunti a piano e sax. (Continua a leggere)

A pochi giorni di distanza dall’ultimo disco di Redman, ‘Trios Live’, torniamo sul luogo del delitto con questa puntata di Beyond Category dedicata proprio a Joshua e al suo trio con Reuben Rogers e Greg Hutchinson.


La formula del trio, con la sezione ritmica priva del sostegno del pianoforte, rappresenta per un sassofonista del jazz che si rispetti una prova ardua di maturità tecnico-musicale e una sorta di traguardo da raggiungere, che certo non possono essere alla portata di chiunque e ciò per svariate ragioni. Innanzitutto, per gli illustri precedenti che la discografia jazz presenta in opere capitali realizzate da giganti del sassofono del passato, come le storiche registrazioni live al Village Vanguard di New York del 1957, di Sonny Rollins e quelle registrate da Joe Henderson negli anni ’80, per Blue Note e Red Records, che per certi versi possono essere considerate pressoché definitive in tale ambito formale e una pietra di paragone tale da intimorire l’improvvisatore che non avesse sviluppato una solida personalità musicale. (Continua a leggere)