FREE FALL JAZZ

Facciamo il giro più largo e iniziamo parlando dei Nurse With Wound, sigla storica della prima ondata industrial inglese di sicuro familiare a tutti gli appassionati di sonorità rumoristiche e sperimentali. Li chiamiamo in causa per un motivo ben preciso: oltre che musicisti erano avidi consumatori di vinile, attratti in particolare da tutto ciò che presentava tratti ostici o in qualche modo avanguardistici. Erano anni – parliamo della fine dei  ’70 – in cui procurarsi un disco fuori dai canali major era roba da carbonari, toccava rivolgersi a negozi specializzati in import o azzardare audaci gite fuori porta, e leggenda vuole che Stapleton e soci organizzassero delle “spedizioni per il vinile” persino all’estero. Pare assurdo a dirsi, ma ciò spiegherebbe la loro conoscenza di entità underground sparse un po’ in tutt’Europa che all’epoca come mezzo di diffusione “alternativo” avevano al massimo il tape trading. Dei loro gruppi preferiti compilarono una sterminata lista allegata all’LP d’esordio a nome Nurse With Wound, poi riproposta (in versione aggiornata) anche sul secondo lavoro e che negli anni per molti ascoltatori (me incluso) si è trasformata in una sorta di guida alla scoperta di questo o quel nome. Se ne contano quasi 300 (!!!), e spaziano dal rock progressivo (con tanti gruppi anche italiani) al kraut, dal free jazz alla musica contemporanea fino alla primissima ondata industrial. Tra di essi c’era il duo francese Nu Creative Methods, all’epoca fuori con il primo LP ‘Nu Jungle Dances’ (un altro sarebbe seguito nel 1981): sono loro il vero motivo per cui scriviamo queste righe.

L’impresa tentata da Pierre Bastien e Bernard Pruvost, polistrumentisti, era audace: un free jazz sghembo, “noisy” e a tratti etnico, ottenuto affiancando agli strumenti convenzionali diversi strumenti (in)opportunamente modificati, strumenti della tradizione africana, giocattoli, sveglie e quant’altro fosse utile a produrre suoni e rumori. Quel che non sapevo è che ai due LP sopraccitati è seguito, nel 1984, un terzo lavoro edito solo su cassetta dall’italiana ADN. Intitolato ‘Superstitions’, quel nastro rivede finalmente oggi la luce in digitale grazie al lavoro di un’altra etichetta nostrana, Music À La Coque. Rispetto agli episodi precedenti i punti di contatto con jazz e dintorni sono ancora più sfumati: i cinque brani (tra cui una bonus track non compresa nella cassetta originale) parlano la lingua di un’improvvisazione sempre più tesa verso il rumorismo, dove di musicale sopravvivono solo alcune melodie (se così possiamo ancora chiamarle) che emergono di tanto in tanto. ‘Tabarikala’ ne è forse il manifesto più emblematico: base praticamente noise – ottenuta con tecniche del tutto analogiche – e una cornetta stortissima e martellante che tenta un abbozzo “melodico”.

Non per tutti, ma quella nicchia di appassionati interessata alle sonorità estreme avrà un’opportunità in più per riscoprire tempi in cui la sperimentazione era ancora spinta dall’entusiasmo e dalla voglia, magari un pizzico ingenua ma di sicuro onestissima, di provare ad alzare l’asticella e mettersi in gioco a prescindere dal risultato. Motivazioni che oggi troppo spesso lasciano spazio a parossismi fini a sé stessi, magari infiocchettati (in malafede?) con pessime velleità intellettualoidi. (Nico Toscani)

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