FREE FALL JAZZ

Lo ammetto, sono partito diffidente e anche un po’ prevenuto. Quello del cantautore (magari in calo di popolarità) che decide di “lanciarsi” nel jazz d’altronde è un quadretto inflazionato ultimamente (che poi spesso si traduce solo nei successi di sempre riletti con qualche plin plin plin in sottofondo): per qualche motivo continua ad arrivarmi una mailing list con notizie che mi informano del nuovo progetto jazzistico di Fabio Concato (…); di recente leggevo da qualche parte che pure Eduardo De Crescenzo (… …) è partito con un tour teatrale in cui rivisita il suo repertorio usando quella parolina che sembra tanto utile a riabilitare e a rifarsi una verginità presso gli occhi del pubblico serio.

Con altrettanta onestà, però, in questo caso specifico mi tocca recitare un sentito mea culpa: il concerto di Grazia Di Michele è stato roba grossa. I pezzi nuovi, che usciranno in autunno sull’album ‘Giverny’, parlano la lingua di un pop jazz sobrio e discretamente ricercato, mai ruffiano e piacione, ma neanche eccessivamente pretenzioso. Buono il lavoro della cugina della Di Michele (di cui non sono riuscito ad afferrare il nome), impegnata con seconda voce e controcanti, ma spiccano soprattutto gli arrangiamenti del trio del pianista Paolo Di Sabatino, perfetti, per usare una metafora calcistica, nei “tempi d’inserimento”: per alcuni successi del repertorio (‘A Mio Padre’, ‘Gli Amori Diversi’) optano infatti per un azzeccato approccio in secondo piano, poco invasivo; quando si lasciano andare, però, viene fuori la loro vera natura.

Di Sabatino è tutt’altro che un plinplinnatore, capace di assoli efficaci che a tratti lasciano trasparire l’amore per grandi come Bud Powell o McCoy Tyner, così come di un paio di “esplosioni violente” che lo trasformano in una sorta di Martin Rev versione jazz. Il resto del trio non è da meno: più di una volta tutti insieme ci vanno giù pesante, dalla coda cacofonica, ai limiti di certo free jazz, che inseriscono in ‘Le Ragazze Di Gauguin’, a certe improvvisazioni con impatto e volumi da concerto heavy metal, durante le quali si scambiano occhiate complici con Grazia, che, va detto, appare ben in forma anche nei pezzi più dispendiosi. Soluzioni forse improbabili sulla carta, ma che all’atto pratico s’incastrano perfettamente e suonano tutt’altro che forzate: si divertono, su quel palco. E divertono, anche. (Nico Toscani)

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