FREE FALL JAZZ

Con il precedente ‘Travail, Transformation And Flow’ il bravo Steve Lehman ha presentato al mondo il suo ottetto e la sua nuova musica, un volo del jazz nei territori della musica spettrale. Ovvero, musica i cui suoni sono regolati non da distanze fisse (cioè note), ma da micro-ampiezze variabili lungo l’intero spettro sonoro percepibile dall’orecchio umano. Naturalmente, il rischio di gettarsi di testa in una bella teoria musicale comporta l’uscirne con musica soporifera, se non si ha una buona dose di talento e visione. Lehman, anche se non lo scopriamo certo oggi, possiede entrambe, e guida con sicurezza la sua band attraverso composizioni dal suono arioso, geometrico, pulsante. Si potrebbe parlare di un particolare sviluppo dello stile M-Base, palestra per il leader e molti dei suoi sodali, trasformato qui in una musica austera, con i singoli strumenti perfettamente separati in confortevoli “stanze” sonore su nervosi e asciutti ritmi funk. L’elettronica, aggiunta con parsimonia, espande le possibilità “spettrali”: i timbri si stratificano in una superficie traslucida sotto cui le improvvisazioni, i temi e le sezioni si incrociano, si fermano e ripartono, grazie ad un’accurata e mutevole ripartizione del gruppo in formazioni più piccole che procedono spesso in parallelo. Menzione d’onore per il vibrafono cristallino e percussivo di Chris Dingman, vero tessuto connettivo della band.

Post-bop, M-Base, Greg Osby e Jim Hall, aromi di blues… c’è di tutto, organizzato con grande intelligenza in un magma cerebrale e avvincente. Album, ovviamente, consigliatissimo.
(Negrodeath)

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